Karzai vicino alla vittoria, voto nullo in 450 seggi

Il presidente afghano uscente, Hamid Karzai, è al 48,6% contro il 31,7% del suo principale rivale Abdullah Abdullah, dopo che sono stati scrutinati i voti del 75% dei seggi delle presidenziali del 20 agosto. Lo ha reso noto la Commissione elettorale indipendente, spiegando di non poter indicare ancora una scadenza per i dati preliminari completi. Karzai consolida quindi il suo vantaggio e si avvicina alla soglia del 50%, che gli permetterebbe di evitare il ballottaggio contro Abdullah.
Su 4,3 milioni di voti validi, il presidente ha ottenuto due milioni e 80mila preferenze, contro un milione e 360mila dell’ex ministro degli Esteri, ha spiegato il rappresentante della Commissione, Daud Ali Najafi, in una conferenza stampa. Il candidato indipendente Ramazan Bashardost è in terza posizione con il 10,7% dei voti, seguito dall’ex ministro delle Finanze Ashraf Ghani con il 2,7%. Una vittoria di Karzai al primo turno a questo punto è probabile, dato che gran parte dei voti non ancora scrutinati sono del sud a grande maggioranza pashtun, dove Karzai è in netto vantaggio ma dove sono state anche più forti le accuse di brogli mosse dall’opposizione.
La Commissione ha anche reso noto che sono stati annullati i risultati di 447 seggi su 28mila. «In tutti i casi l’annullamento è avvenuto a causa di brogli», ha dichiarato Noor Mohammad Noor, portavoce della Commissione elettorale afghana. «Il provvedimento potrebbe riguardare circa 200.000 voti», ha precisato. Numerosi osservatori afghani e stranieri avevano segnalato numerose irregolarità il giorno dello scrutinio, più o meno su grande scala. Fin dall’indomani del voto del 20 agosto, il campo di Karzai reclama la vittoria al primo turno mentre Abdullah afferma di essere in testa e accusa la parte avversa di frodi. Secondo le previsioni il conteggio dovrebbe concludersi il prossimo 17 settembre, ma gli osservatori ritengono che i risultati finali non saranno diffusi prima della fine del mese. E questo per permettere di esaminare tutte le circa duemila denunce di irregolarità presentate dai candidati dell’opposizione, più di 600 delle quali vengono considerate serie.
Intanto è silenzio sul giornalista britannico del New York Times che sabato mattina, secondo l’agenzia afghana Pajhwok, è stato rapito con il suo interprete mentre si trovava nella zona dell’ultimo raid della Nato contro due autocisterne nei pressi di Kunduz, nel nord dell’Afghanistan. In passato ci sono stati altri casi di silenzio dei media internazionali in situazioni simili dettate dall’esigenza di tutelare la vita di ostaggi.
Quanto alle vittime civili rimaste uccise venerdì il Washington Post ha rivelato che il raid è stato ordinato da un ufficiale tedesco sulla base di informazioni fornite da una unica fonte, in possibile violazione dei nuovi regolamenti Nato. Il quotidiano spiega che l’ufficiale tedesco si sarebbe fidato di un unico informatore presente sul luogo che gli avrebbe detto che intorno alla cisterne c’erano solo talebani. Per evitare vittime civili il nuovo comandante delle truppe Usa e Nato il generale Stanley McChrystal aveva di recente stabilito la necessità di ulteriori controlli prima di lanciare un raid aereo.