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Kid Yugi, l'ascesa di un rapper letterato: "Cresciuto con i Cccp, amo Dostoevskij"

A 24 anni nel nuovo disco elogia l'uomo comune ma evita i luoghi comuni. Il curioso "trailer" con Filippo Timi

Kid Yugi, l'ascesa di un rapper letterato: "Cresciuto con i Cccp, amo Dostoevskij"
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Attenzione, quando mai capita di parlare con un rapper come Kid Yugi che cita a memoria la letteratura russa, è cresciuto "ascoltando i Cccp di Giovanni Lindo Ferretti", dedica una canzone a Chuck Norris o a Gheddafi e riconosce che il suo riferimento più grande è Fëdor Dostoevskij. Dal quale, tanto per capirci, ha sostanzialmente mutuato l'idea di questo nuovo disco in uscita il 30 gennaio che si intitola Anche gli eroi muoiono ed è già prenotatissimo sullo store di Universal. "Quando a 13 anni ho letto Delitto e castigo non capivo tutto ma mi arrivò la sofferenza di Dostoevskij. Pensai quanto fosse incredibile che un russo cresciuto nell'impero zarista duecento anni prima potesse farsi capire anche da un ragazzo della provincia di Taranto. Nei suoi romanzi non ci sono eroi, ma esseri umani ed è quello che ho cercato di raccontare anch'io".

Insomma Francesco Stasi da Massafra provincia di Taranto, 24 anni, grande grosso e timido, ha le idee chiare. Parla del suo nuovo disco in una saletta della Universal piena di corone funebri intitolate alle sue canzoni mentre sullo sfondo c'è la sua foto dentro una bara foderata di raso rosso con un pugnale in mano: "Però il pugnale non ha un significato allegorico, anche se è tornato d'attualità tra i giovani ma, comunque, nelle mani di un morto il coltello non è tanto pericoloso...". In fondo, lui che è già lontano dall'iconografia più stantia del rapper metropolitano, è abbastanza profondo per non essere equivocabile visto che la sua scrittura indugia soprattutto sul confine, talvolta impercettibile, tra bene e male, spesso spiegato con allegorie o riferimenti letterari e persino cinematografici. Ad esempio in scaletta c'è un brano intitolato Gilgamesh che è il sorprendente omaggio all'eroe letterario forse più antico dell'umanità, all'incirca quattromila anni fa, il favoloso re di Uruk che cerca l'immortalità fino a scoprire che l'unico limite dell'uomo è non poterla raggiungere. Se pensate che la stragrande maggioranza degli altri rapper non esce dal noioso triumvirato composto da "bling-bling" (oro e gioielli) donne e auto... "Oggi gli idoli delle nuove generazioni (cioè anche la sua - ndr) non sono più chi combatte le ingiustizie o chi fa qualcosa di concreto ma chi attrae o produce denaro, quindi è tutto molto vacuo". Però, conclude, "se morivano gli eroi di un tempo, moriranno anche gli eroi di oggi". Tutto passa. E tutti gli idoli prima o poi cadono. Forse per questo il film documentario che accompagna il disco si intitola Genesi e ascesa di un anti idolo, che esce oggi nei cinema e poi su YouTube. E nel trailer Filippo Timi interpreta un monologo scritto proprio da Kid Yugi mentre va in scena il funerale dell'artista. Nulla di scintillante. Nulla di glamour.

Ma un'idea, un'ispirazione che senza dubbio può spiazzare rimanendo comunque saldamente al di fuori dei luoghi comuni di un genere, il rap, che "tende all'autoreferenzialità". Parola di un 24enne che da bambino sognava di fare il bibliotecario e che oggi pubblica uno dei dischi più ispirati in circolazione.

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