L’Aquila indaga sulle case mobili del sindaco

nostro inviato all’Aquila

Il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, politico di stretta osservanza Pd, non perde occasione per piangere miseria e accusare quel governo che ha fatto tanto per la sua città martoriata. Non dice invece una parola sulle responsabilità della giunta che porta il suo nome, relativamente al gran casino della gara per rimuovere le macerie, alla corsia preferenziale per i finanziamenti statali alla disastrata (economicamente) Accademia dell’Immagine di cui era presidente, all’inchiesta sugli appalti (puntellamenti e non solo) concessi dalla sua amministrazione a imprenditori locali collegati alla cricca di Firenze. E si è ben guardato di affrontare pubblicamente la vicenda dell’appalto sulle «case mobili» nelle quali far vivere gli sfollati, appalto su cui, in gran silenzio, stanno cercando di fare luce gli investigatori abruzzesi impegnati sulle disfunzioni post terremoto.
Per capire di cosa parliamo occorre andare all’estate 2009 quando, su pressanti richieste, in aggiunta alle abitazioni del progetto Case e alle abitazioni in legno, dette «Map» (Moduli abitativi provvisori) Cialente ottenne lo stanziamento pubblico di 44 milioni di euro per i container mobili, su ruota, ribattezzati «Mar» (moduli abitativi removibili). Va detto che sull’argomento l’ordinanza della Protezione civile che si occupava della materia era abbastanza vaga, e dava ampia libertà di manovra al Comune dell’Aquila, l’unico a beneficiare di questa misura (gli altri Comuni del cratere, no). A grandi linee l’ordinanza prevedeva la possibilità di collocare i container su ruota in terreni «pubblici», preventivamente individuati dal Comune, e in subordine prevedeva anche una possibilità di offerta, da parte di imprenditori privati, non solo di fornire i moduli abitativi ma anche di proporre i terreni su cui ubicarli.
A fine ottobre, con estrema celerità, il Comune emetteva un bando di gara per 500 Mar attraverso una commissione – dei primi di novembre - presieduta dall’avvocato del Comune e formata dall’allora neocomandante della Polizia municipale e dal dirigente alle Opere pubbliche. Stranamente della commissione non facevano parte i dirigenti competenti in materia: quello dell’Ufficio contratti, dell’Urbanistica, e dello Sportello unico. La gara veniva espletata rapidamente dalla commissione, ma spesso in palese difformità rispetto all’iter previsto per legge. Un esempio? I criteri per l’aggiudicazione della gara non erano contenuti nel bando ma li aveva stabiliti la commissione stessa, peraltro una volta pervenute le domande! Oppure: l’apertura delle buste delle offerte economiche era avvenuta in seduta riservata e non pubblica.
Ma c’è di più. La commissione comunale, invece di individuare preventivamente i possibili terreni «pubblici» su cui appoggiare temporaneamente i Mar, ha privilegiato essenzialmente l’offerta di terreni «privati» con conseguenti oneri di urbanizzazione degli stessi a carico del Provveditorato interregionale alle opere pubbliche. Cioè, a spese dello Stato. S’è poi scoperto che gran parte di questi terreni che diventavano edificabili attingendo, per i lavori di urbanizzazione, ai 44 milioni di euro, erano in realtà «agricoli». Così oltre al cambio di destinazione d’uso, i titolari delle strutture vedevano riconosciuto anche un affitto quotidiano (34 euro a persona) per mettere a disposizione i container su ruota. Le carte su cui stanno lavorando gli inquirenti si soffermano sulle ditte «prescelte» dalla commissione del Comune. Una è la Spa «I Platani», un’altra la «Neon Appalti».
Entrambe risulterebbero rinconducibili al gruppo Palmerini dell’Aquila che solo due mesi prima dell’inizio della gara dei Mar, nel settembre 2009, con un atto unilaterale del Comune (contestato da alcuni membri della maggioranza) aveva ottenuto l’autorizzazione a ospitare un villaggio turistico sulla stessa area di 15 ettari, oggetto di successiva concessione comunale dei Mar. Secondo i detrattori del sindaco, prima Cialente avrebbe dato il nulla osta al villaggio che sorgeva su un terreno agricolo, poi avrebbe autorizzando 150 Mar da sistemare proprio su quel terreno, quindi avrebbe disposto la sua «urbanizzazione» coi quattrini dei contribuenti. Il firmatario dell’autorizzazione del villaggio è lo stesso dirigente chiamato dal sindaco a presiedere la commissione dei Mar. L’affaire però non è più andato in porto. A oggi ancora si attende la revoca dell’autorizzazione, oggetto di violente discussioni in consiglio comunale trasmesse d’imperio alla Procura. Altra ditta aggiudicataria dei Mar è una società che vanta una forte «vicinanza» col solito legale del Comune. Forse subodorando problemi in arrivo, all’improvviso di questi 500 Mar non se n’è più saputo niente. Basandosi sulla convinzione personale del «venir meno delle motivazioni d’urgenza», con proprio atto del marzo 2010, Cialente ha deciso che quei Mar per i quali aveva ottenuto lo stanziamento di 44 milioni di euro (a tutt’oggi inutilizzati) non servivano più. Meglio puntare sui Map, le casette in legno. Che per essere assegnate necessiterebbero, però, di un altro bando e di altri soldi. Un pastrocchio. Nemmeno gli alleati di Cialente capiscono a che gioco stia giocando il loro sindaco. Chissà che la Procura non lo scopra prima.

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