C’è un sottile filo di paura che percorre i palazzi della politica in queste ore. Paura di nuove rivelazioni? Paura di nuova spazzatura? Paura di dalemiane scosse o piani eversivi? Un po’ di tutto questo, certo. Ma soprattutto paura di aver raggiunto un punto di non ritorno. Paura di aver spezzato quell’antico patto, civile e democratico, per cui era vietato usare la vita privata delle persone come arma di battaglia politica.
Pensateci e ripensateci: non era mai successo prima. Da sempre nei retrobottega dei palazzi, lungo i muri dei corridoi, si mormora e si raccontano fatti che riguardano i protagonisti della vita istituzionale. Succedeva nella prima Repubblica, è successo nella seconda. Ma mai prima d’ora questi fatti, veri o presunti, venivano usati come manganelli mediatici per distruggere un avversario.
Ora invece sta succedendo proprio questo: la sinistra politico-editoriale, fallita la via democratica della conquista del potere e fallita anche la via giudiziaria, sfodera l’arma finale, butta in campo la santabarbara tossica, la sua ultima micidiale speranza di distruggere l’avversario. Anche a costo di distruggere, insieme all’avversario, le basi della convivenza democratica di questo Paese.
Per lo scopo si usa di tutto, anche se il tutto assomiglia molto al niente: gli ultimi ritrovati della ditta atomica sono alcune foto, pubblicate oggi dall’Espresso, di ragazze che scendono da una barca per andare a cena a villa Certosa (una cena a cui sono presenti, per altro, familiari del premier e il presidente del Chelsea Abramovich intento a divertirsi e a restituire al Milan Shevchenko: che cosa c’è di sbagliato, a parte l’acquisto di Shevchenko?) e una escort, già collaboratrice del Mago Oronzo, che va in giro a raccontare palesi frottole non esitando a dichiararsi in vendita al modico prezzo di 2mila euro a notte (quanto le avranno dato per costringerla a una simile umiliazione?).
Anche da queste accuse non emerge nulla di veramente grave, come già non era emerso nulla da Casoria o dalle foto di Topolanek con l’arnese al vento. L’unico fatto veramente preoccupante, di tutta questa vicenda, è per l’appunto che si è passati all’uso sistematico del buco della serratura come strumento di lotta politica. Ormai è chiaro: è una scelta strategica precisa.
L’ARMA FINALE CONTRO IL CAV
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