Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone si dichiarano pronti a contribuire a un piano per garantire la navigazione commerciale dello Stretto di Hormuz, chiuso dall'Iran in risposta agli attacchi di Usa-Israele. Meloni e Tajani precisano che non ci sarà alcun intervento militare.
Teheran minaccia: "Chi aiuta gli Usa a riaprire Hormuz sarà complice dell'aggressione". Vola il prezzo del petrolio, con la guerra che infiamma il Golfo e i missili sulle raffinerie. Il conflitto "avrà un impatto rilevante sull'inflazione", avverte la Bce.Pasdaran: "Il nostro portavoce ucciso dagli attacchi Usa-Israele"
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato che gli attacchi statunitensi e israeliani hanno ucciso il loro portavoce Ali Mohammad Naini. Naini "è stato martirizzato nel vile e criminale attacco terroristico condotto dalla parte americano-sionista all'alba", hanno affermato le Guardie in una dichiarazione sul loro sito web Sepah News.
Khamenei: "Bisogna creare insicurezza per i nemici"
"Il Ministero dell'Intelligence deve proseguire sulla sua strada, creando insicurezza per i nemici e sicurezza per i cittadini iraniani". Lo si legge in un messaggio attribuito alla Guida Suprema della Rivoluzione Islamica, l'Ayatollah Seyyed Mojtaba Khamenei, in cui ha espresso le sue condoglianze al presidente Masoud Pezeshkian "per il martirio del ministro dell'Intelligence Esmaeil Khatib". Nel messaggio pubblicato su Mehr News, l'agenzia di stampa iraniana semi-ufficiale di proprietà statale, Khatib viene descritto come "un veterano di guerra instancabile" che "ha profuso grandi sforzi per la causa della Rivoluzione Islamica".
Il messaggio è stato pubblicato quando di Khamenei non è ancora stata diffusa alcuna immagine o video verificato dalla sua nomina a nuovo leader della Repubblica islamica, e mentre circolano speculazioni sulle sue reali condizioni di salute dopo il coinvolgimento negli attacchi statunitensi e israeliani.
nuovi raid Israele sul Libano, nel paese oltre 1000 vittime
Israele ha colpito alcune città del Libano meridionale, causando numerosi feriti. Lo riporta l'agenzia di stampa statale libanese Nna parlando di attacchi all'alba sulle città di Bafliyeh e Hanine nei distretti di Tiro e Bint Jbeil. Il ministero della Salute di Beirut ha dichiarato che gli attacchi israeliani hanno causato la morte di 1.001 persone in Libano dal 2 marzo, tra cui 79 donne, 118 bambini e 40 operatori sanitari. Più di 2.584 persone sono rimaste ferite.
Guerra è costata fino ad oggi 25 miliardi di dollari a Usa
La guerra contro l'Iran è costata fino a oggi agli Stati Uniti 25.4 miliardi di dollari. E' quanto si legge sul sito 'Iran War Cost Tracker' che monitora in tempo reale l'andamento del costo del conflitto per Washington. Il calcolo - viene spiegato - si effettua sui dati forniti dal Pentagono al Congresso ovvero 11.3 miliardi di dollari nei primi 6 giorni più un miliardo di dollari al giorno in seguito. La guerra, in sintesi, costa agli Stati Uniti 11.5 dollari al secondo.
Media: "Nella notte forti esplosioni in più città dell'Iran"
Nella notte sono state segnalate forti esplosioni in diverse città iraniane. Lo scrive Iran International. Secondo le prime informazioni, le esplosioni si sono verificate a Bandar Lengeh e Isfahan, mentre a Yazd le autorità hanno riferito che due siti militari alla periferia della città sono stati presi di mira nelle prime ore del mattino. Esplosioni sono state udite anche nelle contee di Bardsir e Baft, nella provincia di Kerman, e ad Arak.
Pasdaran: "Non abbiamo carenze nelle scorte di missili"
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno affermato che la produzione di missili continua nonostante il conflitto in corso, aggiungendo che non vi sono carenze nelle scorte. Lo scrive Iran International. "La nostra industria missilistica ha meritato il massimo dei voti nel 2025 e non c'è motivo di preoccuparsi a questo proposito", ha dichiarato il portavoce delle Guardie Rivoluzionarie, Ali Mohammad Naini, aggiungendo che la produzione prosegue in condizioni di guerra e avvertendo di "sorprese" e operazioni più complesse in futuro.
Media Usa, altre navi e marines americani in arrivo in Medioriente
L'esercito statunitense sta accelerando il dispiegamento di navi e migliaia di marines nell'area del Golfo nell'ambito della guerra contro l'Iran. Lo afferma 'Newsmax' citando funzionari americani. In totale - viene spiegato - si prevede l'invio di tre imbarcazioni e circa 4mila militari. Fra loro ci sarebbe anche il gruppo anfibio 'Boxer'. Secondo le fonti marinai e marines avrebbero abbreviato il periodo di congedo dopo aver completato la certificazione e l'addestramento per accelerare il loro dispiegamento.
Israele annuncia nuova ondata di attacchi aerei su Teheran
In seguito al recente lancio di missili balistici iraniani contro il nord di Israele, l'esercito israeliano ha annunciato una nuova ondata di attacchi aerei su Teheran. Lo riferiscono i media israeliani.Le Idf affermano che gli attacchi sono diretti contro "le infrastrutture del regime terroristico iraniano a Teheran".
Iran: attacco con droni a raffineria petrolio in Kuwait
Il Kuwait ha dichiarato nella notte che la raffineria di petrolio di Mina Al-Ahmadi è stata nuovamente attaccata da droni iraniani, provocando incendi in diverse unità. La raffineria era già stata colpita giovedì, con conseguenti incendi. Il Kuwait ha affermato che i vigili del fuoco stavano cercando di domare le fiamme e che non si sono registrati feriti nell'immediato. L'attacco iraniano è avvenuto mentre il Kuwait celebrava l'Eid al-Fitr, la festa che segna la fine del mese sacro di digiuno musulmano del Ramadan.
Macron evoca missione Onu a Hormuz dopo guerra
Il presidente francese Emmanuel Macron ha sollevato la possibilità di un quadro di cooperazione delle Nazioni Unite per una futura missione volta a garantire la navigazione nello Stretto di Hormuz, una volta cessati i combattimenti, suggerendo che "potrebbe essere d'aiuto". La Francia intende "mettere alla prova i principali partner, e in particolare i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite", sull'"opportunità di un quadro di cooperazione delle Nazioni Unite per ciò che vogliamo fare a Hormuz", ha dichiarato il presidente francese ai giornalisti dopo il Consiglio Europeo a Bruxelles. "Abbiamo avviato un processo esplorativo e vedremo nei prossimi giorni se avrà possibilità di successo", ha aggiunto, spiegando di aver discusso la questione con il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, con il primo ministro indiano Narendra Modi e con diversi leader europei. Macron ha ribadito che "la Francia è pronta, insieme ad altre nazioni, ad assumersi la responsabilità di un sistema di scorta navale nello Stretto, nell'ambito di una missione che non intende essere un'operazione militare. Tuttavia, non parteciperemo ad alcuna apertura forzata dello Stretto nel contesto delle operazioni belliche e dei bombardamenti in corso" in Medio Oriente, ha insistito il presidente francese.
Meloni: "Ue prevenga crisi migratoria rafforzando confini esterni"
C'è un "possibile impatto" della crisi iraniana "anche sul fronte migratorio, oggetto della riunione di questa mattina del tavolo dei Paesi like-minded, che poi attraverso una proposta italo-danese ha proposto di inserire nelle conclusioni un riferimento molto chiaro sul fatto che l’Europa, anche imparando dalla crisi del 2015, debba oggi invece prevenire una possibile crisi migratoria, rafforzando ancora di più la difesa dei suoi confini esterni. Quindi altra iniziativa sulla quale c'è stato un importante contributo italiano". Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, al termine del Consiglio europeo.
Meloni: "Nessuno pensa a missione militare per forzare blocco Hormuz"
"Su questo voglio essere chiara, perché mi pare che ci siano state delle interpretazioni un po’ forzate: nessuno pensa a una missione militare per forzare il blocco nello stretto di Hormuz. Quello su cui ci interroghiamo è, quando dovessero esserci le condizioni - ma ragionevolmente in una fase post-conflitto - come possiamo offrire il contributo, chiaramente d’accordo con le parti, per garantire e difendere la libertà di navigazione". Lo ha precisato la premier Giorgia Meloni, al termine del Consiglio europeo.