Sono tanti i ricordi su «Casa Verdi». Personalmente, il primo risale a quando fui mandata a fare quella che sarebbe stata lultima intervista a Gilda Dalla Riza, soprano che aveva avuto la possibilità di godere dell'amicizia (e oltre) di Giacomo Puccini e che fu la prima interprete di Minnie nella Fanciulla del West. La rivedo nel suo lettuccio piccola e tremante. I suoi ricordi erano vividi ma la sua voce tradiva il prossimo e definitivo addio...
Ora i tempi sono mutati anche la stanzetta priva di servizi di allora è cambiata, tramutandosi in una comoda stanza con tanto di servizi personali. E questo grazie ai direttori che si sono succeduti che hanno lottato per rendere più dolce il soggiorno in «Casa Verdi».
Oggi a capo dellistituzione - che domani, giorno di San Giuseppe, festeggia il suo fondatore - c'è un coltissimo ex tenete degli alpini: Diego Mattiello il cui motto, parafrasando Oscar Wilde, è «Che la morte possa cogliere me e i miei ospiti quando siamo ancora vivi». Gli ospiti sono stimolati a dedicarsi ai loro hobby: cè chi dipinge immaginando con i colori imprese meravigliose, chi organizza feste con tanto di danze, per non parlare dei concerti che sono all'ordine del giorno. Certo, alcuni ospiti non soggiornano a lungo a «Casa Verdi», ma fino all'ultimo sono circondati da rispetto e amore. Il primo ad amarli è proprio Diego Mattiello, che ha addirittura accompagnato al pianoforte Lina Vasta in un concerto davanti al capo di Stato cinese e in presenza della regina d'Olanda.
«Difficoltà ne incontro tutti i giorni - dice Mattiello, dal 1977 direttore della casa di riposo -, ma è la vita che le manda e a me basta un sorriso degli ospiti per farmi andare avanti ancor più velocemente. Oggi i miei fan sono gli ospiti della più bella delle opere di Verdi, come il grande musicista definiva la Casa di Riposo per artisti. A quei tempi non c'erano le pensioni e spesso artisti anche di fama a fine carriera si trovavano senza un tetto. Oggi sono differenti i motivi per cui chiedono di entrare in casa Verdi. Spesso è la solitudine che li spaventa e si scaldano uno con l'altro con i racconti della loro giovinezza».
Ogni ospite qui ha dei ricordi, talvolta talmente belli da sembrare inventati, come l'emozione che ancora trapela negli occhi di Giuseppe Zazzetta, buon tenore e noto come interprete di Bohème e Tosca. Si scolorò quando una donna bellissima, che in seguito scoprì essere la regina Astrid del Belgio, con un incredibile portamento regale, facendogli i complimenti, gli dedicò un casto bacio. «Inutilmente le chiesi, al momento, chi fosse. La signora mi sorrise e si dileguò. Ho avuto l'onore di rivederla ancora una volta in un teatro svizzero poi mai più. Ma nessuno potrà cancellare il ricordo del suo sorriso e della sua regale bellezza». Elena Maretto, corista, ricorda invece la nascita e la messa in scena della Carriera d'un libertino di Stravinskij: «Facevo parte del coro e anche per merito nostro lopera ottenne un trionfo, e quando ci ritrovammo felici e festeggianti in piazza San Marco, avevamo ancora gli abiti di scena addosso».
Stefania Sina è il ritratto della buona sorte: «Sono venuta a Casa Verdi per vivere e non per morire. Qui ho avuto quanto desideravo: ho un locale dove dipingo, un altro dove uso il computer e un grande salone dove posso ricevere i miei amici... Ho tutto, ma un desiderio resta: riavere la voce di un tempo e cantare.
Là dove «Nessun scorda» Così si festeggia il Fondatore
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