L’INTERVISTA MARINA SALAMON

Accomodatevi, prego. Sfilano i bambini. Quelli veri. Quelli che non vanno dal parrucchiere, che si truccano solo a Carnevale e non sorridono a comando. È una «non sfilata» o «uno strano selvatico evento» così lo descrive la sua creatrice Marina Salamon, presidente di Altana, l’azienda veneta che gestisce i più famosi brand delle collezioni bimbo. Va in scena quest’oggi nella Sala della Ronda, all’interno del Pitti Bimbo, a Firenze. Loro, i protagonisti, frequentano le scuole del capoluogo, qualcuno anche il corso pomeridiano di musica, «non arrivano dalle agenzie e non sono tutti bellissimi», però si sono preparati a questa giornata con lo stesso impegno che riservano alle recite di fine anno.
Signora Salamon, perchè una «non sfilata?»
«Abbiamo deciso di rompere gli schemi. Vogliamo presentare un progetto molto serio a cui stiamo lavorando con la Fondazione Rava, che a 36 ore dal terremoto di Haiti ha fatto partire medici e ingegneri volontari. Non è uno spot. Non l’abbiamo deciso in queste ore di sostenere la Fondazione, lo facevamo già prima...»
Il progetto?
«È Francisville, la città dei mestieri. Una sartoria a Port-au-Prince che per fortuna non è stata del tutto rasa al suolo, l’abbiamo dotata di macchine per cucire, tessuti, bottoni, cartamodelli. La fabbrica è gestita sul posto, è al servizio della comunità, darà lavoro a molti giovani».
Funziona già?
«Ha prodotto le divise per medici e infermieri dell’ospedale, e quelle per gli educatori che lavorano alle scuole create dalla Fondazione Rava».
Come ha iniziato ad aiutare la Fondazione Rava?
«Sono stata coinvolta dalle mie amiche, Paola Turci e Carolina Marcegaglia (cognata di Emma), partirono volontarie per Haiti due anni fa. Ho visto che in questa ong soltanto il 5 per cento delle somme raccolte è assorbito dai costi, tutto il resto invece va a destinazione, e poi ad Haiti il 70 per cento delle persone non ha un lavoro, la vera sfida è crearlo e non offrire un’immensa cassa del mezzogiorno»
Da qui la scelta di proporre una sfilata sobria
«Esattamente. Basta con le esagerazioni della moda. Anche i defilè per bambini raggiungono cifre astronomiche, per noi è importante la coerenza, quello che affittiamo per le location, tipo i canestri (la passerella è ambientata in un cortile), li doniamo poi alle scuole».
Cosa si vedrà oggi in passerella?
«I bambini entreranno a ritmo veloce, in un clima di gioco selvatico e allegro. La regia è di Costantino Ruspoli, fotografo, per la prima volta alle prese con il defilè. Felice Limosani, ex dj, ora video artista, coordina i filmati e le musiche. Ogni brand è abbinato a uno spettacolo: Jacob Cohën e Moschino in movimento, Vilebrequin e Pinko Up vivranno attraverso i ritmi scelti dai ragazzi, Jeckerson sarà indossata nella sfida di “Lupo mangiaghiaccio” e Dimensione Danza vedrà scatenarsi uno strano hip-hop con musiche sorprendenti. Infine le piccoline di Liu Jo baby e la dolcezza dei cuccioli di Amore»
Lei cosa farà dopo la sfilata?
«Distribuirò volantini per sensibilizzare. Introdurrò il video finale che vedrà in videoconferenza Padre Rick,il medico missionario americano da decenni impegnato a Port-au-Prince.
Haiti è tra i paesi più poveri al mondo, già prima del terremoto il 20 per cento dei bambini moriva prima dei 5 anni, lì si vive con meno di 2 euro al giorno. La notte del terremoto ho immaginato come avrebbero potuto ingegnarsi i ragazzini lavorando alla sartoria, ho pensato ai carretti colorati da portare in giro, a come insegnar loro a fare impresa»
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