L’Iran rilancia: «Il nuovo sito atomico accecherà gli occhi dei nostri nemici»

Tutto un va e vieni di cacciabombardieri nei cieli benedetti da Maometto, e un robusto lancio di missili, a corollario di una poderosa esercitazione denominata in codice Grande Profeta 4». Il tutto per «migliorare le capacità difensive del Paese», s’intende. Grandi manovre, da stamani, per le forze aeree iraniane dei Pasdaran, i Guardiani della rivoluzione, che di fronte alle minacce degli Stati Uniti, e in piena crisi suscitata, anzi ri-suscitata dalla scoperta di un secondo sito «segreto» per l’arricchimento dell’uranio nei pressi della città santa di Qom, reagiscono gonfiando il petto e alzando il tono della violenta polemica antioccidentale.
L’ufficio per le pubbliche relazioni dei Pasdaran sottolinea, con un barlume di prudenza residua imposta probabilmente da settori meno oltranzisti dei «guardiani», il carattere «annuale» delle esercitazioni militari in programma. Ma è solo un barlume. Una mossa tattica per seminare dubbi nel non compatto fronte avversario. Annullare, o posporre le grandi manovre in programma erano l'unico modo per tendere davvero una mano - come il presidente Ahmadinejad sostiene di voler fare - agli Stati Uniti e recuperare un minimo di credibilità. Ma non è questo il caso. A spazzare il campo da eventuali dubbi ci pensa la Guida suprema della rivoluzione, l’ayatollah Ali Khamenei, che per bocca del suo portavoce fa sapere che il nuovo sito per l’arricchimento dell’uranio diventerà «presto operativo, a Dio piacendo, e accecherà gli occhi dei nemici».
Esercitazioni retoriche, si direbbe; perché nel quotidiano gioco della mano che si nasconde dopo aver lanciato il sasso ecco spuntare la faccia emolliente di Ali Akbar Salehi, capo dell’Organizzazione iraniana per l’energia atomica. Salehi si dice pronto da subito a fissare con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, l’Aiea, una data per le ispezioni. E denuncia come «un complotto preordinato» il coro di condanne per il nuovo impianto iraniano. «Abbiamo reso nota l’esistenza di questo sito nei tempi previsti dall’Aiea, e perciò siamo sorpresi di tutto questo baccano», ha sottolineato Salehi.
«Senza fondamento», per lo stesso presidente Ahmadinejad, sono le parole di Barack Obama, che ha accusato l’Iran di perseguire segretamente lo sviluppo di un programma nucleare al di fuori delle regole internazionali. Intervistato al Larry King show della Cnn, Ahmadinejad - riferendosi a quanto affermato da Obama a Pittsburgh sul nucleare iraniano - ha dato del voltagabbana al presidente degli Stati Uniti. «Non ci aspettavamo che Obama a meno di 48 ore violasse di fatto l’impegno assunto nel suo discorso all’Onu, più semplicemente, non ci aspettavamo che dicesse cose... prive di fondamento». Obama a Pittsburgh aveva fermamente criticato la scelta dell’Iran di dotarsi di una seconda centrale nucleare, e aveva sottolineato che «ora sono preoccupate anche Nazioni che solo fino a sei mesi fa o un anno fa sarebbero addirittura state restie a discutere di eventuali sanzioni». Secondo Ahmadinejad, invece, l’Iran è in regola con quanto previsto dalle norme dettate dall’agenzia atomica Aiea anche se, aggiunge, la notizia del nuovo sito è stata «un duro colpo per l’arroganza dell’Occidente».
«Specialisti in sotterfugi», li definisce Obama, che non ha intenzione di farsi prendere sottogamba dai gestori del suk iraniano. «Teheran deve ora dimostrare le sue intenzioni pacifiche», dice il presidente nel corso del suo messaggio settimanale alla Nazione. E aggiunge: «Le prove della costruzione del nuovo impianto sono un’ulteriore azione di disturbo della politica di sotterfugi dell’Iran che mette a repentaglio la non proliferazione globale».
In serata è intervenuto anche il premier israeliano Benjamin Netanyahu, che al telefono con il presidente della Camera dei rappresentanti statunitense Nancy Pelosi - secondo quanto riferito dal sito web di Haaretz - ha detto: «È giunto il momento di agire per fermare il programma nucleare iraniano. Se non ora, quando?». Un messaggio che prelude a due ipotesi: un inasprimento delle sanzioni al Consiglio di Sicurezza dell’Onu o un eventuale intervento militare.