L’offerta è imposta, ma si paga lo stesso

L’offerta è imposta, ma si paga lo stesso

Telecom Italia è stata condannata dal tribunale civile a restituire a una cliente 27,90 euro oltre interessi e a pagare 1400 euro di spese per avere addebitato abusivamente tale somma nel 2002 a pagamento del servizio «Teleconomy 24» non richiesto. La lezione non è evidentemente servita perché Telecom continua ad applicare lo stesso procedimento. La faccenda si svolge così: a un certo «giorno X» l’utente riceve dal Servizio clienti residenziali Telecom Italia una lettera (senza data) che afferma che «come da intese intercorse è stata attivata la nuova offerta Teleconomy 24 a partire dal giorno Y (anteriore al giorno X) e che a partire da tale data il cliente può cominciare a beneficiare dei vantaggi dell’offerta» a fronte della tariffa bimestrale di 11,16 euro. In questa lettera vi sono diverse inesattezze: l’affermazione circa le intese intercorse è falsa in quanto il cliente non ha accettato, né per iscritto né verbalmente, il contratto di adesione. L’articolo 3 del DL 185/99 stabilisce che prima della conclusione di qualsiasi contratto a distanza il consumatore deve ricevere informazioni circa le caratteristiche essenziali del servizio, il prezzo e le modalità di pagamento, informazioni che devono essere confermate per iscritto. Stabilito che non è interessato all’offerta, il cliente telefono al servizio 187, dichiara di non voler usufruire di Teleconomy 24, e ottiene dall’operatore la dichiarazione: «E va bene, l’offerta è cancellata». Ma il problema non si risolve. In una delle bollette successive gli viene addebitata la frazione di tariffa bimestrale per il numero di giorni intercorrente fra il giorno Y e quello della richiesta di disattivazione. Per una somma inferiore a 10 euro non conviene fare causa. Moltiplicando le piccole somme ottenute indebitamente per migliaia di utenti, Telecom riscuote un importo ingentissimo e non dovuto. Suggerimenti: controllare sempre la bolletta alla voce «Costo per abbonamenti»; interessare le associazioni di difesa dei consumatori per far cessare questo esborso non necessario.
Università di Genova

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