L’ombra di Balducci su Tonino

L’ex magistrato, chiamato in causa nei verbali dell’architetto Zampolini, nega tutto: "Calunnie, ho le prove". Ma la "sua" casa è nella lista Anemone. La tesoriera Mura, nega ma non spiega: "Affitto regolare". Nuova tegola su Di Pietro: i magistrati di Perugia vogliono interrogarlo ancora

L’ombra di Balducci su Tonino

Paolo Bracalini - Gian Marco Chiocci

Roma - «Via 4 Fontane Prete». Nella famosa lista Anemone c’è questo criptico appunto, rubricato nei lavori eseguiti nel 2006, precisamente il 29 giugno del 2006. Ma cosa c’è in via delle Quattro Fontane? E cosa c’entrerebbe un prete? Chissà. L’unica certezza è che proprio in quella via, la centralissima via delle Quattro Fontane, la Congregazione di Propaganda Fide possiede due appartamenti rispettivamente al civico 27 e 28, e ben tre piani al numero 29. E che al primo piano del civico 29, interno 2, abita (proprio da quel 2006) l’onorevole Silvana Mura, custode dei conti Idv, insieme al compagno ed ex marito Claudio Belotti, intestatario del contratto di locazione da 21.600 euro annui. È quello uno dei due appartamenti (l’altro si trova in via della Vite) di cui ha parlato l’architetto Zampolini ai Pm di Perugia. «Zampo», come lo chiamava la cricca, sostiene che fu Balducci a procurare quell’abitazione a Di Pietro, per sua figlia Anna, e che Anemone fece «dei lavori di ristrutturazione per il ministro» in quella casa. È a questi lavori che si riferisce lo scarno appunto nell’agenda dell’imprenditore della cricca? Difficile dirlo. I vicini di casa, però, raccontano di una ristrutturazione avvenuta qualche anno fa, probabilmente nel 2006, esattamente in quell’abitazione.

Il leader Idv è sicuro che si tratti soltanto di calunnie: «Non ho mai preso in affitto appartamenti da Propaganda Fide né per me o mia figlia né per la sede dell’Idv» tuona sul suo blog, allegando copia del contratto d’affitto di via delle Quattro fontane 29 e altri documenti per far capire che «né io, né Mura e - men che meno - mia figlia abbiamo mai avuto a che fare con il sig. Anemone, persona che nessuno di noi conosce... Non è proprio vero quanto affermato da Zampolini al quale evidentemente qualcuno ha propinato false informazioni, per mettere tutti nello stesso calderone».

Di Pietro smentisce, Zampolini accusa, restano le date di una intricata matassa. Il 29 giugno 2006, dunque, giorno in cui Anemone annota un intervento in via delle Quattro Fontane, segnando accanto la parola «Prete». A quel tempo Angelo Balducci è ancora consultore di Propaganda Fide ed è ancora presidente del Consiglio dei Lavori pubblici (ci rimarrà fino al 31 agosto) presso il ministero delle Infrastrutture. Ministero in cui siede, da circa due mesi, Antonio Di Pietro. Dopo qualche settimana Di Pietro non rinnoverà l’incarico a Balducci, che verrà nominato dal Cdm - su sua proposta - capo del dipartimento per le infrastrutture statali. «Balducci l’ho spostato due volte, volevo una rotazione continua tra le cariche, non avevo nulla contro di lui, ma la legge non mi avrebbe comunque permesso di chiederne le dimissioni» ha spiegato qualche tempo fa Di Pietro. Spiegazione, anche questa, abbastanza sibillina. Se non aveva nulla contro di lui, perché lo spostò? Se invece sapeva qualcosa, perché gli diede un altro incarico, facendo peraltro «ruotare» soltanto lui? A dar invece credito a Zampolini, sarebbe stato Balducci a «dimettersi», stanco delle pressioni di Tonino «che voleva essere introdotto in Vaticano». Ma è una versione tutta da confermare.
Un altro elemento che riguarda l’appartamento di via delle Quattro Fontane 29 è la presenza di Claudio Belotti. Oltre ad essere compagno della deputata Idv, Belotti è stato anche nel Cda della Antocri, società immobiliare di Di Pietro. E sempre Belotti è stato il prestanome per l’acquisto di una casa ex Inail a Bergamo, che altrimenti Di Pietro non avrebbe potuto comprare. Gli immobili, tra Di Pietro, Mura&Belotti: una vera passione.

L’altra casa citata da Zampolini, quella di via della Vite 3, sempre di proprietà di Propaganda Fide, ha ospitato dal 2006 al 2007 la redazione di Italia dei valori, il quotidiano del partito. Antonio Lavitola, amministratore dell’Editrice Mediterranea, smentisce però seccamente (come anche fa Di Pietro) la ricostruzione dell’architetto. «Non ho mai conosciuto il signor Zampolini, il signor Anemone o lo stesso Balducci o persone che li rappresentavano - spiega al Giornale l’ex editore del quotidiano Idv - l’immobile fu da me personalmente affittato con regolare contratto ancora prima della nascita della società Cooperativa che in seguito avrebbe editato il quotidiano. Tutti i canoni di affitto sono stati pagati dalla società che rappresento ed escludo categoricamente che il prezzo di tali canoni sia stato un prezzo di favore (euro 3.500 mensili)». Dunque, solo una sfortunata coincidenza.

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