L’ultima carta di Franceschini? Il fante Di Pietro

RomaLa rimonta per la leadership è possibile, lo dicono gli applausi alla convention di domenica e anche alcuni sondaggi sulle primarie commissionati dalla segreteria Pd. È un Dario Franceschini assai galvanizzato quello che si sta buttando nel rush finale in vista del 25 ottobre. Deciso a giocare con spregiudicatezza ogni carta utile. Compresa la carta Tonino.
Lo si è capito già qualche settimana fa, quando i due, Franceschini e Di Pietro, si son fatti «sorprendere» dai fotografi, seduti al ristorante a inforchettare un piatto di spaghetti alla carbonara, sorridenti e immersi in sereni conversari. «Abbiamo ripassato la lezione per rilanciare una coalizione di difesa democratica e per non lasciare il Paese ai Berlusconi e ai berluschini», ha poi annunciato sibillino l’ex pm. Che non ha mai nascosto di giudicare «berluschini» tutti quegli esponenti democrat che ritiene troppo poco energici nella lotta anti-Cavaliere. E da diverso tempo (dimenticata la stagione del Mugello) Di Pietro mette in cima a quella lista Massimo D’Alema, che ormai è il bersaglio principale anche di Franceschini.
L’incontro era stato chiesto dal segretario Pd, accettato da Di Pietro e fatto trapelare alla stampa per creare la photo-opportunity. Di qui a pensare, come pure si racconta, che Di Pietro stia organizzando le sue truppe per spedirle a votare Dario alle primarie del Pd ce ne corre. Soprattutto per una ragione pratica: «Quelle truppe da manovrare - spiega un dirigente Idv - Tonino non le ha, questo è un partito di piccoli ras locali che rispondono solo a se stessi e di elettorato di opinione, non di militanti organizzati». Ma una mano a Franceschini Tonino - pur senza schierarsi apertamente - la darà volentieri: sia perché era il vicesegretario di quel Walter Veltroni che (nonostante l’ostilità di D’Alema) fece con lui l’accordo elettorale che ha salvato Idv dall’estinzione parlamentare; sia perché con lui si intende meglio che con Bersani. E una segreteria Franceschini, per esempio, renderebbe assai più facili le alleanze elettorali col Pd per le Regionali del 2010, di cui Di Pietro ha bisogno per sistemare un po’ dei suoi uomini e per evitare batoste in un tipo di elezione che non si confà troppo al suo partito. Anche se l’ex pm si riserva (in una Regione sicuramente persa per il centrosinistra, come la Lombardia) di candidarsi lui a governatore, solo contro tutti compreso il Pd, e di tirare così la volata alla sua lista. Un’eventualità che Franceschini conosce e su cui è pronto a sorvolare.
Gli attacchi durissimi che stanno partendo dal fronte franceschiniano contro alcuni sponsor di Bersani al Sud, dal governatore campano Bassolino a quello calabrese Loiero al sindaco di Napoli Iervolino, corrispondono esattamente a parole d’ordine già lanciate da Tonino, che ha diffidato il Pd da ricandidarli se vuole il suo appoggio.
Franceschini ha già sperimentato sulla sua pelle, nel voto dei circoli che lo ha visto fortemente penalizzato in tutto il Sud, che Bassolino o Loiero contano eccome, e peseranno anche alle primarie. Ma ha deciso di metterli apertamente nel mirino perché gli può far guadagnare voti nel resto d’Italia. Anche se un ex suo sodale di Margherita come Loiero non l’ha presa bene e gli rinfaccia: «Ora Dario mi attacca, ma mesi fa mi pregò di schierarmi con lui». Franceschini smentisce, e lui rincara: «Mi ha chiesto almeno tre volte di candidarmi con lui». Ma i tempi cambiano.
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