L’uomo di stile? Taglia e cuce tra fantascienza e «fai da te»

FirenzeDi che stoffa è l'uomo del futuro? Per i 1000 espositori del Pitti in corso a Firenze fino a domani ci sono due scuole di pensiero: l'altissima tecnologia dei materiali avveniristici che permettono di costruire capi multifunzione come il gonnellino di Eta Beta e l'estrema preziosità di tessuti e filati utilizzati «nature» per grandi classici dello sportswear oppure tinti, stinti, dipinti, stone washed (cioè lavati con la pietra pomice) e siliconati per un effetto tra l'incredibile e il sorprendente. «Siamo finalmente arrivati a mixare l'equilibio estetico del design di moda con le performance tecniche dei capi per gli sport attivi» spiega Roberto Menichetti, l'uomo più scomodo, onesto e intransigente dello stilismo internazionale. Con lui non ci sono dubbi: è fatto della stoffa di chi sa inseguire le passioni. Infatti dopo essere stato il pupillo di Jil Sander, il direttore artistico di Burberry Prorsum (ha sfilato per la prima volta qui a Firenze nel giugno 1999, un evento memorabile) e tante altre cose ancora, tutte ai massimi livelli, è uscito volontariamente di scena per lavorare come piace a lui: nel silenzio del progetto, con i tempi della riflessione, metà dell'anno a Gubbio dove è nato, il resto del tempo tra Los Angeles e il mondo. Fanatico di sport, in particolare surf e motociclismo, ha da poco firmato un accordo di co-branding con Brema, il marchio di abbigliamento da rally su due ruote che sponsorizza la Parigi-Dakar. Ecco quindi perché ha progettato una serie di capi davvero speciali come le T-shirt da outdoor in poliestere che sopporta una colonna d'acqua da 10 metri (più delle cascate del Niagara), i biker in denim japponese con inserti di nylon cordura che consentono gli stessi movimenti di una calzamaglia, il giubbotto in ottoman di cotone stone washed per otto ore e la riedizione della Texas Jacket creata per le 24 ore di Le Mans del 1970 cui partecipò Steve McQueen facendo poi della sua esperienza un indimenticabile film d'azione.
Grande ricerca tessile anche da Piquadro, griffe specializzata in valigie, borse e pelletteria che al Pitti presenta anche la cosiddetta Street Jacket realizzata con un materiale utilizzato in campo medicale (serve per il filtraggio dei liquidi) trattato poi con nanotecnologie al plasma per cui non è idrorepellente ma idrofobico: le gocce d'acqua si comportano come il mercurio unendosi in un'unica pallina che scivola subito via. Da Colmar ci sono invece le polo da golf in piquet di poliestere trattato con non si sa bene quale minerale per favorire la fuga del sudore dall'interno all'esterno del capo. C'è il rischio che signore e signorine si astengano dall'abbracciare l'amato bene sul green per paura di ritrovarsi sudaticce al posto suo, ma allora lui si può sempre consolare indossando la T-shirt in cotone siliconato con la stampa di una stupenda sciatrice degli anni Settanta in bikini e posa da pin up presa dagli archivi fotografici dell'azienda.
Davvero bellissima e soprattutto intelligente la mini collezione di Pirelli P Zero battezzata Icut (da «I cut», io taglio in inglese) e venduta con un paio di forbici da usare perché tutti i modelli sono in gabardine gommato in fondo per orli e polsi fai da te senza le antiestetiche sfilacciature del taglio al vivo. Lo stesso spirito sportivo e insieme ricercato aleggia nelle nuove declinazioni del Valstarino, il giubbotto nato nel 1935 in pelle scamosciata e ora riproposto in seta, cotone, felpa, camoscio pieno fiore e nappa lavata: il massimo della morbidezza. Completamente diversa la collezione Keep Wild ispirata al mito del buon selvaggio di Jean Jacques Russeau prevede bermuda mimetici con grandi fiori dipinti a mano e tinture a freddo direttamente sui capi per ottenere un apprezzabile effetto vissuto e delicato.

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