L'analisi/Chi governerà rischia l’impopolarità per una generazione

Come previsto, i conservatori di David Cameron saranno di gran lunga il partito più forte nella nuova Camera dei Comuni. Ma solo questa mattina, quando saranno arrivati i risultati effettivi di tutti i 650 collegi, sapremo se il leader dei tory avrà davvero, come ha affermato nella notte, la forza per governare

Come previsto, i conservatori di David Cameron saranno di gran lunga il partito più forte nella nuova Camera dei Comuni. Secondo exit poll fatti collegio per collegio (ma tutt'altro che certi anche perché non tengono conto del voto postale) dovrebbero avere 305 deputati nella nuova Camera dei Comuni, 21 in meno della maggioranza assoluta. Ma solo questa mattina, quando saranno arrivati i risultati effettivi di tutti i 650 collegi, sapremo se il leader dei tory avrà davvero, come ha affermato nella notte, la forza per governare da solo. Con il primo «Parlamento sospeso» dell'ultimo mezzo secolo, l'incertezza è comunque massima. Le alternative - tutte temutissime dai mercati già scossi dai drammatici avvenimenti di ieri - sono un governo di minoranza conservatore che dovrebbe cercare per ogni provvedimento il consenso dell'opposizione, una coalizione tra i tory e i liberaldemocratici che, contrariamente a tutte le previsioni che li volevano in grande progresso, avrebbero solo mantenuto i collegi del 2005, o addirittura una coalizione-arlecchino tra i laburisti di Brown, che pure hanno perso quasi cento deputati e sono i grandi sconfitti della giornata, i liberaldemocratici e i vari partiti regionali che sembrano in procinto di conquistare una trentina di seggi. Molti osservatori prevedono comunque che, se i sondaggi risulteranno veritieri, il Paese potrebbe essere costretto a tornare alle urne in autunno.
Il nuovo governo dovrà adottare in tempi brevissimi provvedimenti di austerità talmente severi, da fare dire al governatore della Banca d'Inghilterra King che «il vincitore rischierà di restare escluso dal potere per una generazione». Sebbene tutti i partiti siano stati estremamente reticenti sui loro programmi per non spaventare gli elettori, risulta che siano allo studio tagli allo stato sociale per 35 miliardi di euro, una operazione non molto dissimile da quella greca. Con un deficit pubblico pari all'11,5% e un debito valutato all'88% del Pil, la Gran Bretagna è infatti, anche secondo l'ultimo rapporto di Moodys, uno dei Paesi europei più a rischio, in cui, dopo tredici anni di governo laburista, ogni quattro sterline spese dal governo una deve essere presa a prestito; e nessuno vuole ricorrere, come dovettero fare i laburisti nel 1976, all'aiuto del Fondo Monetario Internazionale.
Il Paese è stato incerto fino all'ultimo su chi affidare questa drammatica operazione, anche perché tutti tre i candidati al numero 10 di Downing Street, compreso lo stesso Brown (succeduto a metà legislatura a Tony Blair) correvano per la prima volta per la premiership e in seguito allo scandalo dei rimborsi spese molti vecchi deputati hanno dovuto ritirarsi. La partecipazione al voto, infatti, ha superato di gran lunga il 61,4 per cento del 2005. C'è solo da augurarsi che, vista la situazione, la loro volontà di un «cambio generazionale» non venga delusa,

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