
Al quarto film con Yorgos Lanthimos, il terzo in concorso qui a Venezia due anni dopo il Leone d'Oro Povere creature!, Emma Stone, la star di La La Land, si concede completamente al regista greco arrivando addirittura a farsi rapare a zero in favore della macchina da presa: "Quando ho saputo che avrei dovuto farlo, ho detto a Lanthimos: Dovrai rasarti la testa anche tu, per solidarietà ricorda l'attrice nelle note del film e così abbiamo fatto. Lui si è rasato la testa per primo, e poi ha rasato anche la mia. Dovevamo raderla di nuovo ogni due giorni". Perché la storia di Bugonia, in uscita il 23 ottobre, che si può condensare in due righe come i migliori film, racconta di due giovani disadattati ossessionati dalle teorie del complotto che rapiscono l'influente amministratrice delegata di una grande azienda di bioingegneria farmaceutica perché convinti che sia un'aliena decisa a distruggere la Terra.
E proprio i capelli, secondo le teorie scovate nel dark web dall'unico personaggio minimamente pensante della coppia, quello di Teddy (Jesse Plemons) un apicoltore cospirazionista convinto che la Sindrome dello spopolamento degli alveari ci sia l'azienda guidata da Emma Stone mentre il complice Don (Aidan Delbis) è il classico picchiatello, consentirebbero la comunicazione della donna con gli alieni. Per sicurezza i due le spalmano anche una crema che scongiurerebbe qualsiasi trasmissione.
Se si accettano queste premesse narrative, che peraltro sono prese direttamente dal film sud-coreano Save The Green Planet! di Jang Joon-hwan del 2003 di cui Bugonia è il remake, il film fila liscio come l'olio e porta lo spettatore addirittura a divertirsi, tra sequenze splatter e la raffigurazione plastica del nostro pianeta proprio come lo vedono i terrapiattisti. In quest'ottica la stessa attrice statunitense, sbarcata al Lido con un taglio sbarazzino abbastanza corto, si è messa a giocare con i giornalisti: "Credo negli alieni. Mi sono innamorata della filosofia di Carl Sagan che era convinto che l'idea di essere soli nel vasto universo fosse piuttosto narcisista".
Così dopo La favorita, Povere creature!, Kinds of Kindness, con Bugonia, il cui titolo si riferisce alla credenza antica, riportata nelle Georgiche di Virgilio, per cui dalla carcassa di una animale sono nate le api, Emma Stone cementa il sodalizio con il regista greco di cui, racconta, "amo le sue idee, il materiale che vuole esplorare di volta in volta, come la storia complessa della nostra società in questo film raccontata in maniera profonda, toccante, divertente, vibrante e pure un po' incasinata. Poi per la generosità che ha nel lasciare enorme libertà al cast. Si è creato questo gruppo di lavoro abituale, anche sul set, e questo porta alla costruzione di un ambiente sicuro, libero, proprio perché ci conosciamo tutti e sembra di essere è banale dirlo in una famiglia".
Poi, come sempre accade nei film di Lanthimos, c'è anche una parte molto fisica del suo personaggio che viene legata e torturata prima che riesca a ribellarsi: "Non so se si veda, ma ho lavorato duro. Per fortuna c'era un coordinatore per le scene più complesse".
Certo il film piomba nel momento in cui alla Casa Bianca c'è il segretario alla Salute Robert Kennedy Jr., contestato per le sue tesi antiscientifiche e antivacciniste (proprio ieri lo scontro con Susan Monarez, la direttrice dell'organo di salute pubblica, che sarebbe stata licenziata): "Gran parte della distopia di questo film riflette il mondo reale. Ho pensato che fosse un progetto da fare subito non appena l'ho letto tre anni. Noi esseri umani calcoliamo la tecnologia, le guerre, il cambiamento climatico, tutto quello che succede nel mondo ma ci sono anche tanti che negano che questi problemi ci siano", dice il regista con una spilla con la bandiera palestinese sul bavero della giacca portata anche sul Red Carpet.
Emma Stone è come sempre strepitosa nell'interpretare il personaggio di una donna di successo molto potente. Un po' come lo è lei nell'industria di Hollywood: "Credo che ci sia un aspetto difficile nella gestione del successo. Tocca un po' tutti, oggi che ci sono i social media.
Ci vediamo dal di fuori e siamo tutti un po' fuori dal mondo, tutti pensano di conoscerci e di poter esprimere qualsiasi opinione. Tutti abbiamo un avatar, una versione diversa di noi stessi, che va gestita. Con i miei amici e la mia famiglia sono diversa rispetto a qui, ma è proprio questa divisione che mi consente di rimanere sana".