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Lavoro e occupati, la Lombardia colma i vuoti delle Regioni e stupisce l'Europa

L'iniziativa volta a ridurre i disoccupati è stata finanziata dal Pnrr con 5 miliardi

Lavoro e occupati, la Lombardia colma i vuoti delle Regioni e stupisce l'Europa
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Con un gioco di parole si può dire che Regione Lombardia abbia "fatto gol". L'assessorato al Lavoro ha presentato i dati dei disoccupati che ora hanno un impiego grazie al progetto Gol (Garanzia occupabilità dei lavoratori) finanziato dalla Commissione europea. E la Lombardia ha superato ogni aspettativa con sei mesi di anticipo. Su 290mila lombardi che hanno avviato un percorso Gol dal 2022, più di 150mila hanno trovato un'occupazione. Non solo: più di 113mila persone hanno completato con successo percorsi formativi, nei settori servizi, turismo, trasporti e logistica.

La situazione è stata illustrata alla presenza del ministro del Lavoro Marina Calderone, del governatore Attilio Fontana, dell'assessore regionale alla Formazione e al Lavoro Simona Tironi e del direttore generale del ministero del Lavoro, Massimo Temussi.

Il progetto è stato possibile grazie ai fondi del Pnrr: 5 miliardi su tutto il territorio e 540 milioni alla Lombardia. "Abbiamo formato e inserito il 20% dei disoccupati a livello nazionale con il 12% dei fondi - ha spiegato l'assessore Tironi - Il progetto si concluderà il primo luglio. Grazie alla Lombardia l'Italia intera potrà dire di aver raggiunto i target fissati dall'Europa". Del successo lombardo è consapevole il ministro Calderone: "In Italia più di 1,7 milioni di disoccupati è entrato - o è rientrato - nel mercato del lavoro contribuendo a portare il tasso di disoccupazione ai minimi storici per il nostro Paese (5,6% a dicembre 2025 secondo gli ultimi dati Istat). Devo riconoscere che quando Stato e Regioni lavorano insieme il Paese cresce in modo più coeso". Soddisfatto, il presidente Fontana ha sottolineato "il significativo incremento della partecipazione femminile, la digitalizzazione dei processi e la collaborazione tra pubblico e privato".

Il motivo per il quale la Regione ha fatto gol più facilmente lo spiega l'assessore Tironi: "La nostra terra è la fucina delle politiche attive, da noi la filiera di rete era già rodata. Una rete composta dai Centri pubblici per l'impiego, dalle Agenzie del lavoro e prima ancora dai percorsi di formazione. Le scuole professionali offrono da subito un doppio percorso, il 50% delle ore si fa in azienda, gli studenti sperimentano all'inizio se il cammino che hanno scelto è loro congeniale. Dopo i 4 anni il 94% dei ragazzi è inserito nella stessa impresa che li ha aiutati a crescere. Da noi la lista d'attesa è contraria, sono le aziende che cercano i diplomati alle scuole. Ad esempio agli Its (il percorso formativo successivo al diploma) c'è forte domanda di operai specializzati, tornitori ed esperti di Meccatronica".

Cosa succederà dopo il primo luglio? "Questa è la vera sfida - ha riconosciuto l'assessore - Stiamo disegnando le prossime politiche attive: continueremo a occuparci di disoccupati fragili, ossia giovani Neet, donne, disabili.

Vogliamo coinvolgere gli Enti del Terzo settore e introdurre la figura pubblica del work coach che accompagni il disoccupato in tutto il percorso di reinserimento lavorativo". Non solo. "Stiamo pensando di assegnare incentivi e premialità agli Enti accreditati al lavoro quando il disoccupato avrà effettivamente un posto di lavoro".

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