La Lega si sente accerchiata e va al contrattacco

Roma«Lega sotto attacco» notifica a titoli di scatola La Padania, anche in replica all’apparizione su Facebook di un manifesto taroccato in cui s’invitano i militanti alla «tortura» dei clandestini come atto di «legittima difesa» e sul quale, a sinistra, si è cercato di alimentare una polemica. Il quotidiano del Carroccio si scaglia con durezza contro chi «pensa che occorre fermare la locomotiva della Lega prima che altre stazioni (cioè riforme) si aggiungano a quelle già conquistate». E non si risparmia negli aggettivi di condanna agli attacchi che piovono ormai quasi quotidianamente su Bossi & C.: «Vili, subdoli, maligni», ma anche - ci si compiace - «Segnali di terrore di nemici spaventati».
Par di capire, dalla lettura del giornale, che i terreni di scontro su cui si sono catapultati i dirigenti leghisti negli ultimi mesi non saranno certo abbandonati: immigrazione, dialetto, insegnanti nel nord, salari differenziati. Ma più che alla Padania (che poi secondo il gran capo del Carroccio «esprime una sua opinione che non dev’essere necessariamente quella del partito») è a Bossi che è meglio rifarsi in queste ore. E l’Umberto pare serafico nonostante qualcuno lo pensi alle prese con un mare in tempesta. Le accuse di razzismo e xenofobia della Chiesa? «Ognuno ha le sue posizioni. Noi abbiamo le nostre e le difendiamo coi denti. Un giorno anche loro vedranno che non siamo come ci dipingono e capiranno il progetto, mio e di Tremonti, per aiutare questa gente a casa sua». Si toglie un sassolino dalla scarpa, poi, Bossi, osservando che proprio il Vaticano «predica bene ma razzola male» visto che ha leggi che vietano l’ingresso dei clandestini nello statarello che amministra, nella capitale. E rivela poi che lo scontro è più di facciata che di sostanza, visto poi che proprio dallo Stato pontificio «dopo le polemiche, hanno chiesto di incontrarci».
Difende poi la «tutela delle identità locali» Bossi, non chiude le porte a possibili intese con l’Udc (a patto che appoggi la linea del governo) e infine - accusato Berlusconi di «esser stato ingenuo» nella vicenda delle escort - torna a rilevare che quella storia «puzza» e che «Silvio è odiato dalla mafia che, se non sta attento, può fargli male». Chi sia la mafia lo spiega poi Roberto Calderoli: «C’è un disegno per far fuori il governo e sostituirlo con uno più morbido», avverte; e questo perché il duo Berlusconi-Bossi ha incrinato rendite di posizioni di potentati economici. Un nome lo fa, il ministro leghista: quello del banchiere Corrado Passera e altri, che «vogliono la scossa» e cercano il divorzio tra Pdl e Lega, inneggiano a Casini come «unico vero concorrente del premier», auspicano Tremonti fuori dal governo o invocano un governo d’unità nazionale.
Bossi è serafico, Calderoli lancia il contrattacco. A sinistra ritengono che sia un gioco delle parti testimonianza comunque delle difficoltà leghiste. Ma a destra c’è chi, come Storace, interpreta invece la vicenda come una forzatura tutta tesa a rafforzare vieppiù il peso specifico del Carroccio: «La Lega - assicura il segretario della Destra - lancia l’allarme governo perché vuole che Berlusconi vada a elezioni anticipate ed essere ancor più decisiva».
Mentre il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa fa orecchie da mercante alle possibili intese fatte balenare da Bossi e invita non solo i cattolici «ma anche gli spiriti liberi del Pdl ad alzare finalmente la testa per iniziare a ribellarsi concretamente alla Lega e alla sua arroganza». Come a dire che anche per Casini e i suoi, la partita col Carroccio è tutt’altro che chiusa. Come sull’altra riva. Dato che il ministro dell’agricoltura Zaia rileva che «noi della Lega siamo gli avamposti della trincea della Chiesa, nuovi crociati a difesa di idee che qualcuno si vergogna di difendere» e il presidente della Lega Piemont, Cota, si compiace dell’intervista del cardinale Bertone all’Osservatore Romano: «Ha messo a tacere molte polemiche, in quanto noi colpiamo la clandestinità e dunque lo sfruttamento degli immigrati».

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