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«La legge sulle intercettazioni? La stampa ha troppo potere»

nostro inviato a Tropea (Vibo Valentia)

«Oggi i giornalisti hanno troppo potere nelle loro mani. Spesso la loro opinione si sovrappone all’opinione della gente». Alicia Giménez Bartlett, con Il silenzio dei chiostri, è la terza classificata al Premio letterario Tropea, vinto a sorpresa dal giovane Mattia Signorini con il suo secondo libro La sinfonia del tempo breve che per tre voti ha prevalso sul favoritissimo Gad Lerner, già finalista del Campiello, in concorso con Scintille. Nella stessa cittadina calabra dove il presidente dell’Authority per le comunicazioni, Corrado Calabrò, ha appena lanciato il suo appello per la libertà di stampa «senza la quale non siamo cittadini ma sudditi», la scrittrice spagnola entra a modo suo nel dibattito sull’informazione.
Nel suo libro lei ironizza pesantemente su due categorie: quella dei giornalisti e quella degli psichiatri, come consulenti dei magistrati. Forse per lei la stampa ha troppa libertà, contrariamente a quanto molti lamentano in Italia?
«Non mi riferisco a casi concreti, ma ho la netta sensazione che a volte ciò che scrivono i giornalisti s’imponga troppo all’opinione pubblica. E non è un bene».
In quest’ultima avventura poliziesca, l’ormai famosa ispettrice Petra Delicado e il suo vice Fermìn Garzòn, mentre indagano su un delitto, subiscono le pressioni dei giornalisti che li assillano, carpiscono notizie, ne inventano altre, creano montature e «romanzi d’appendice». I suoi protagonisti sono insofferenti verso di loro, oltre che verso lo «strizzacervelli» amante delle conferenze-stampa, in cui «fornisce carne fresca» alla stampa.
«Mi sembra che da questi signori bisogna quasi difendersi. Faccio un esempio, che mi sembra significativo. Nei primi film di James Bond il nemico era il comunista. Poi, è diventato l’integralista musulmano. Nell’ultimo, è un giornalista impazzito che vuole dominare il mondo. Forse, questo deve farci pensare».
Vuol dire che in Spagna non avete una grossa considerazione della serietà e correttezza dei giornalisti?
«Da noi c’è un importante giornale di destra e un importante giornale di sinistra. Ed entrambi hanno perso la loro credibilità».
Lei sa che in Italia in queste settimane si dibatte molto di una legge sulle intercettazioni telefoniche e della libertà di stampa.
«So che è una legge voluta dal governo Berlusconi. Un governo votato dalla maggioranza degli italiani. Ci dev’essere un motivo. Altrimenti, bisognerebbe pensare che da voi esiste una divaricazione tra una parte della popolazione molto colta e una parte ignorante. E quest’ultima è maggiore della prima».
Lerner ha commentato le sue critiche ai giornalisti troppo potenti, dicendo che l’argomento non si può usare per limitare la libertà di stampa, con leggi che «mirano a preservare l’impunità di una classe politica rivelatasi corrotta». E ha sottolineato differenze tra Italia e Spagna.
«Ci sono differenze e similitudini. In Spagna è molto forte l’individualismo. La gente pretende che sia rispettato il suo credo, il suo personale modo di vedere le cose. Per me, non è un bene. La legge dev’essere al di sopra di tutto e va rispettata. Naturalmente, i politici devono farla nell’interesse di tutti e non nel loro personale».
Nel suo prossimo libro Petra avrà nemici diversi dai giornalisti?
«Ne sto concludendo uno che non fa parte della serie.

Ma nel prossimo tornerò a parlare di Petra e sarà ambientato in Italia. Fermìn si farà certo fotografare davanti al Colosseo. Per me, sarà un tributo di amicizia verso il vostro Paese che mi ha accolto, anche qui al Premio Tropea, con tanto calore».

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