Gentile Direttore Feltri,
la sinistra forse si sopravvaluta, perché, all'indomani del referendum costituzionale bocciato dagli italiani, è parsa subito convinta che quel voto sia una specie di investitura e che ora tocchi a lei governare. Non le sembra un'interpretazione un po' azzardata?
Alessandro Grilli
Caro Alessandro,
la sinistra ha un talento formidabile che negli anni ha pure affinato con cura: trasformare qualsiasi evento in una vittoria personale. Gli italiani hanno bocciato una riforma costituzionale. Non hanno mica incoronato Conte, né affidato il Paese alla Schlein, né tantomeno delegato Bonelli o Fratoianni a guidare l'Italia. Eppure, all'indomani del voto, eccoli già dichiarare: Siamo pronti a governare. Peccato che gli italiani non siano pronti a farsi governare da una compagnia di scappati di casa.
Insomma, i leader del Campo Santo sarebbero pronti a fare cosa, esattamente? Questo resta un mistero. Perché, mentre a parole invocano programmi, visioni e campo largo, nei fatti si stanno già spartendo ruoli che non hanno conquistato. Ieri discutevano del Quirinale, come se il dopo Mattarella fosse materia loro. Oggi discutono di Palazzo Chigi, come se le elezioni le avessero già vinte e come se queste fossero le urgenze del Paese: chi collocare a capo del governo in caso di vittoria alle urne, una vittoria che si dà troppo per scontata. Questo è un insulto agli italiani e alla cosa pubblica. Il problema è che i progressisti non si mettono d'accordo su niente e nemmeno tra loro. Basti considerare che l'intenzione di stendere un programma la annunciano almeno da una quindicina d'anni, eppure ancora non si è visto un bel niente. Al di là del salario minimo, delle adozioni gay, dell'utero in affitto e di altre menate, non conosciamo altro.
Quanto al candidato premier, nel centrodestra, con tutti i limiti del caso, una regola esiste e mi sembra logica, giusta e di buonsenso: guida chi prende più voti. A sinistra no. A sinistra si invocano primarie, tavoli, sintesi. Tradotto: scontri, veti incrociati, sfrenate ambizioni personali. Ognuno si vede già leader. Ognuno considera l'altro un ostacolo. E così, prima ancora di parlare di programmi, sono già impegnati a contendersi la poltrona. Si presentano come alternativa di governo e si comportano come avversari tra loro. È difficile immaginare che una coalizione incapace di scegliere chi la guida riesca poi a guidare un Paese. Non credi? Prima ancora di partire, questi sono già fermi al primo bivio. Con una coalizione così, più che un governo, rischiamo un ring. E non è esattamente ciò di cui l'Italia ha bisogno. Peraltro, perdonami, ma di questi baldi capi di partito chi dovrebbe rivestire il ruolo di primo ministro? Forse Conte, che lo ha già fatto e con pessimi risultati, saltando da un esecutivo a quello di colore opposto nel giro di un nano secondo, giusto per mantenere il fondoschiena sulla cadrega? O forse Schlein, che nella sua vita ha presieduto nemmeno un condominio e che è stata messa al vertice del Pd solo perché, dopo il trionfo di Meloni, i dem volevano un segretario donna. O magari Bonelli o Fratoianni, che, al massimo, sono graditi ai loro familiari e che non sarebbero in grado neppure di guidare una scolaresca in gita.
Il referendum ha detto una cosa semplice: quella riforma non convinceva.
Tutto il resto, ossia investiture, entusiasmi, sogni di governo, è fantasia politica. E, come spesso accade, destinata a scontrarsi con la realtà.Io consiglierei loro di tornare tutti a dormire. Sogni d'oro. E a cuccia.