Certo che è Pzz*SCHo! Ieri, letta la notizia, siamo rimasti letteralmente senza password...
Comunque. Una delle grandi inchieste di Repubblica (un cronista ha letto un cartello appeso in bella vista nella sala stampa di Palazzo Madama) ha svelato che la password della rete Wi-Fi del Senato, per la giornata del 31 marzo, era UFSsDuxV8SXmn. Un codice alfanumerico in cui e non ditemi che è un caso spuntavano le lettere "D", "u" e "x". Maledetti fascisti infami traditori topi di fogna schifosi puzzolenti!
Ovviamente noi non abbiamo pensato neanche per un attimo che il codice sia stato creato automaticamente dall'algoritmo. Non siamo così ingenui, noi. Peraltro in quel codice, se guardi bene, c'è anche la sigla "SS" (nazisti di merda!) e "UFS", lo standard di archiviazione per gli smartphone (il regime ci spia!), e pure "FfSs" (Cioè: "...che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?"), e anche "SX", cioè "Sinistra"!, e persino "Sd", "Sinistra democratica"! Sempre che il tutto non sia una pubblicità subliminale di una marca di divani. La famosa Chateau Dux...
Vabbè. Al Senato il computer genera cinque diversi codici di accesso al giorno; 50 al mese, 1800 l'anno, 18mila negli ultimi dieci anni.
E, facendo il calcolo della probabilità, moltiplicando per la capacità di certi giornali di vedere fascisti ovunque, in effetti è davvero strano che finora l'algoritmo non abbia ancora generato la password RepUb8LicaMaVaFFanC*lo.