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Sulle istituzioni non ci si "appoggia"

Immaginiamo un deputato, quindi un uomo, trovato in camera con la propria assistente. E immaginiamo che, interrogato, risponda questi candidamente: Si è appoggiata

Sulle istituzioni non ci si "appoggia"

Gentile Direttore Feltri,
che idea si è fatto delle dichiarazioni di Ilaria Salis, che a Cartabianca ha spiegato che il suo assistente Ivan Bonnin, trovato in stanza con lei durante un controllo di polizia, non sarebbe il suo fidanzato ma si sarebbe semplicemente «appoggiato» nella sua camera?
Sempre secondo lei, i precedenti di quest'uomo sarebbero solo «piccoli precedenti». Ma è un piccolo reato la violenza privata? E l'interruzione di pubblico servizio?
A me sembra una spiegazione poco credibile e francamente imbarazzante, anche alla luce del ruolo istituzionale che Salis ricopre. Lei come la vede?

Luca Coricciati

Caro Luca,
la scena è quasi comica, se non fosse che riguarda istituzioni serie. Un assistente che si appoggia, non si sa bene dove, né come, né per quanto tempo. Si appoggia e resta. Una formula che sembra uscita più da un gergo condominiale (magari occupato) che da una spiegazione fornita da un'eurodeputata.

Ora, io vorrei fare un piccolo esercizio di fantasia, che poi fantasia non è, ma semplice logica. Proviamo a invertire i ruoli. Immaginiamo un deputato, quindi un uomo, trovato in camera con la propria assistente. E immaginiamo che, interrogato, risponda questi candidamente: Si è appoggiata. Secondo lei, caro Luca, quanto tempo passerebbe prima che qualcuno ne invochi le dimissioni, urlando allo scandalo e denunciando il patriarcato, l'abuso di potere, la relazione squilibrata, la subordinazione sessuale. Ore? Minuti? Forse secondi. E invece qui, miracolosamente, tutto si riduce a una questione di appoggio. Un appoggio che, guarda caso, avviene nella stessa stanza, nello stesso spazio, condividendo, se non altro, ovvero se non il materasso, quantomeno ambienti privati, intimi per definizione. E non scendo nei dettagli. Perché una stanza d'albergo non è un ufficio. Non è un'aula. Non è un luogo neutro. È, per sua natura, uno spazio strettamente personale. E allora la domanda non è soltanto cosa sia successo. Fatti loro. La domanda è: che idea di decoro istituzionale abbiamo? E questi sono fatti nostri. Chi ricopre un ruolo pubblico non può permettersi di muoversi come se fosse fuori da ogni regola, da ogni limite, da ogni forma di responsabilità. E non si tratta di moralismo. Si tratta di rispetto delle funzioni. Un assistente parlamentare non è un amico di passaggio. Non è un compagno di viaggio occasionale. Non è qualcuno che si appoggia, termine mostruoso. È una figura professionale, retribuita con soldi pubblici, che deve mantenere un rapporto chiaro, trasparente e inequivocabile con il parlamentare. Tutto il resto, ambiguità, giustificazioni improbabili, minimizzazioni, non fa che alimentare leciti dubbi. Anche sui famosi piccoli precedenti, liquidati con una leggerezza che colpisce, avrei qualcosa da osservare. Bizzarro che le condanne passate in giudicato per reati quali violenza privata siano ritenuti niente di che da questi personaggi di sinistra, gli stessi che, per un semplice avviso di garanzia, pretendono le dimissioni immediate da parte di chi è di destra. Quando si parla di legge, non esistono precedenti grandi o piccoli a seconda della convenienza e dell'ideologia dell'autore del crimine. Esistono precedenti. Punto. E chi riveste cariche pubbliche dovrebbe essere il primo a prenderli sul serio, non a ridurli a dettaglio tutto sommato trascurabile. Ma forse il punto è proprio questo. In certi ambienti si è talmente abituati a piegare le parole, a ridisegnare la realtà, che anche una situazione evidente viene trasformata in una narrazione comoda. Dunque un assistente parlamentare in stanza diviene uno che si appoggia. E certi delitti diventano piccoli precedenti.

A questa gente che sulla cosa pubblica si pulisce le suole delle scarpe dopo avere camminato nel fango andrebbe ricordato che le istituzioni non sono un divano su cui accomodarsi e non sono nemmeno un appartamento da occupare per evitarsi il fastidio di pagare la locazione o il costo delle proprie responsabilità. Già, cara Salis, le istituzioni non sono un posto dove appoggiarsi.

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