La memoria umana, uno dei fondamenti della nostra personalità, a noi sembra qualcosa di stabile: i ricordi sono i nostri documenti d’archivio. Ma i ricordi, percorsi elettrochimici tra i neuroni del nostro cervello, non sono faldoni su scaffali immobili, ma piuttosto percorsi in una foresta. Sono vivi, cambiano, si trasformano, vengono continuamente riscritti. Ad esempio molti dei nostri ricordi precedenti i sei anni di vita non sono veri ricordi ma riscritture a posteriori. È da questa premessa che parte Steve Ramirez, neuroscienziato di fama, nel suo nuovo saggio Riscrivere il passato (Raffaello Cortina Editore). Il lavoro di Ramirez fonde bene divulgazione scientifica, etica e introspezione, per spiegare al lettore i meccanismi che regolano la plasticità della memoria. Una plasticità ampiamente influenzabile: fatto che apre incredibili prospettive scientifiche e mediche, al netto di grandi rischi e di un senso di destabilizzazione dell’Io. Ramirez dimostra con grande messe di dati ed esperimenti che, ogni volta che ricordiamo, modifichiamo il ricordo stesso.
La memoria non è un vecchio vhs che riavvolge, ma un processo «ricostruttivo» che ogni volta sfasa un po’ il passato. E se questa peculiarità del cervello venisse utilizzata in modo intenzionale per migliorare l’esistenza?
Ramirez spiega come i ricordi possano essere riattivati, attenuati, cancellati o addirittura impiantati in laboratorio. Con scenari terapeutici enormi, una sorta di chirurgia della memoria. Si va dalla cura del disturbo post traumatico da stress all’ansia, dal versante psicologico delle dipendenze alle degenerazioni cognitive. Ramirez intesse i risultati di laboratorio e clinica con il proprio percorso umano, interrogandosi su come la manipolazione della memoria influenzi l’immaginazione, l’identità e la percezione di sé. Ed è così che si arriva al grande quesito metacognitivo: se potessimo eliminare un ricordo traumatico, saremmo ancora noi stessi? L’autore affronta anche il lato oscuro (un lato enorme) della questione: il rischio di un uso improprio ed invasivo di queste tecniche. Chi decide quali ricordi modificare? Con quali limiti? E con quali garanzie? Ramirez invita a una riflessione collettiva, sottolineando come la scienza debba procedere insieme all’etica, affinché la manipolazione della memoria diventi uno strumento di cura e non di controllo. Il rischio se no sono mostruosità fantascientifiche in stile Total Recall.
