L'8 dicembre apre a Roma la rassegna editoriale "Più libri più liberi", la Fiera nazionale della piccola e media editoria che, ogni anni, propone le novità del mercato delle piccole case editrici. Una rassegna che si svolge da anni e che, in nome della democrazia che dovrebbe governare il mondo della cultura, accoglie tutti. Eppure, la presenza della casa editrice "Passaggio al Bosco" sta creando qualche malumore tra i soliti radical-chic, tanto che la filosofa Donatella Di Cesare ora avanza l'ipotesi che la sua presenza debba essere annullata.
Di Cesare, che è stata candidata alle recenti elezioni per la Regione Calabria con Pasquale Tridico, ha scritto un lungo post nel quale esordisce chiedendosi "cosa facciamo delle case editrici che non si limitano a flirtare con il passato più buio, ma lo ripropongono nelle librerie sotto forma di discorsi fascisti, nostalgici dello squadrismo? Che cosa facciamo di cataloghi costruiti per riabilitare gli anni Venti, il manganello elevato a mito? Li lasciamo esporre placidamente alle fiere? Li accogliamo come se fossero parte del pluralismo culturale? Io direi di no".
Per questo si dice sorpresa e preoccupata "la presenza dell’editore Passaggio al bosco, che pubblica testi apertamente fascisti, razzisti, antisemiti. Non è un dettaglio tecnico, non è un capriccio da addetti ai lavori: è un problema politico e culturale che riguarda tutti noi. Una fiera del libro non è un mercato neutrale". Quello, dice, "è un luogo pubblico, uno spazio di parola, un laboratorio di democrazia. E non si può chiedere a chi discute di pace, di convivenza, di diritti negati — come farò io — di farlo nello stesso spazio in cui si normalizzano discorsi d’odio e revisionismi tossici". Quello che sembra chiedere Di Cesare è una censura, una messa al bando di una voce che non va nella direzione a lei, e ad altri, gradita, che però nega di voler fare. Perché il post di Di Cesare si rafforza con le parole dell'assessore alla Cultura di Roma, Massimiliano Smeriglio, secondo il quale la presenza di "Passaggio al Bosco" è "inopportuna".
"Perché una fiera del libro — un luogo nato per custodire la parola, la libertà, la responsabilità pubblica — non può diventare la vetrina di chi vuole riscrivere la storia dalla parte sbagliata. L’AIE, che organizza Più libri più liberi, potrebbe revocare lo stand. Non per censura, ma per coerenza", ha proseguito Di Cesare, concludendo che questa sua richiesta, che teme venga definita censura, anche se in fondo è quello, non è stata avanzata per "impedire il dibattito, ma per salvare ciò che del dibattito resta: la possibilità di riconoscere il limite tra ricerca e propaganda, tra studio e nostalgie tossiche. Non tutto merita un palco. E la democrazia non è un supermercato delle idee dove anche l’odio ha diritto".