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Pettegolezzi, balli e gin tonic. I libri possono attendere

Presentazione spettacolare dei finalisti del premio più importante. Di sera, alla festa, il mondo editorial-mondano si mette in mostra

Pettegolezzi, balli e gin tonic. I libri possono attendere

Al primo bicchiere. «Vince Michele Mari lo sanno tutti. Però è un musone, sai che bello portarselo in giro...».

Al secondo bicchiere. «A meno che non vogliano premiare la Teresa Ciabatti perché una volta era arrivata seconda e c'era rimasta malissimo».

Passa la Ciabatti che deve aver sentito qualcosa. Indossa stivaletti turchesi molto fashion.

Al terzo bicchiere. «Allora, mi spiego: se sommi i voti della Nave con quelli di Mondadori e sottrai Feltrinelli è matematico che vince Sellerio».

«Ma che cosa dici, Sellerio nemmeno c'è».

Al quarto bicchiere. «È tutto un magna magna, anzi fammi magnare qualcosa che se no vomito tutto».

Al quinto bicchiere. «Vado a ballare con quella che mi attizza».

«Bene, guarda però che è Nucci, un uomo, si chiama Matteo». «Ma dai. Vorrà dire che il nostro sarà amore platonico. Ahahah, l'hai capita? Perché lui ha scritto un romanzo su Platone. Sono troppo forte».

«...».

Qui a Firenze, dopo il quinto bicchiere tutto sembra bello.

Gli editori sembrano tutti bravi, autentici benefattori e mecenati delle arti. E lo sono. Fino a quando devono mettere mano al portafogli.

«Ma noi paghiamo a sei mesi».

«Sì ma io ceno tutti i giorni».

Gli scrittori sembrano tutti bravi, in particolare i finalisti del Premio Strega, i fantastici cinque più una, cioè sei: Michele Mari, Bianca Pitzorno, Teresa Ciabatti, Matteo Nucci, Alcide Pierantozzi, Elena Rui. Sono venuti nella terra di Dante, Petrarca e Boccaccio non per sciacquare i panni in Arno ma per presentare le proprie opere, che sono sempre romanzi, l'unica roba che vende.

I giornalisti sembrano tutti bravi e la smettono di parlare sempre di se stessi e di farsi intervistare dagli intervistati.

Dopo l'ottavo, il nono e il decimo bicchiere i premi letterari sembrano il giusto riconoscimento alle capacità artistiche, e non manifestazioni che servono a lanciare o rilanciare carriere e fare un po' di grana. Sembra bella l'idea (un po' volgare, da sobri) di mettere in competizione le opere d'arte e di votarle democraticamente. Per fortuna opere d'arte non se ne vedono nella sestina, semmai c'è tanto mestiere ben fatto, potrebbe sembrare poco ma è molto se avete presente la romanzeria media ombelicale.

Beh, insomma, ma che ci facciamo qui. Semplice, siamo venuti a far festa e incontrare proprio la sestina dello Strega.

Nel pomeriggio, mentre gli scrittori parlano sulla terrazza di Villa Bardini, si resta incantati. Non per quello che dicono, in fondo chi se ne frega, ma per la vista più spettacolare della città più bella del mondo, sembra di poter toccare il cupolone del Brunelleschi. Sul serio, c'è da restare a bocca aperta (il romano Nucci obietta che la palma d'oro della bellezza tocca a Roma, fischi moderati dalla platea). Firenze fa da cornice alla Città dei lettori, un festival bellissimo, concentrato in un luogo mozzafiato, diretto da Gabriele Ametrano e realizzato da un gruppo di amici. Una storia lunga nove anni, tutti in salita, premiati dal pubblico in costante crescita.

Non divaghiamo. Ecco i momenti salienti del dibattito pomeridiano. Ciabatti racconta che il super boss, protagonista del suo Donnaregina, vive sotto protezione e ha una passione: la Rinascente. Così passano interi pomeriggi sulle scale mobili, lui che le srotola la guerra di camorra tra un reparto e l'altro e vuole a tutti i costi regalarle un profumo, lei che pensa a chi li guarda da fuori (l'ottantenne con gli occhiali da boss e, un gradino sotto, la signora normalissima). A un certo punto lui alza gli occhi al cielo e vede gli ufo, venuti a salvarci, e le spiega che pure il Papa è un fantoccio in mani aliene. Sicuri che il temibile boss abbia tutte le rotelle a posto? Ah, è stato Roberto Saviano a spingere la Ciabatti a parlare col boss: «Lui non parla con nessuno. Ma con te lo farà, perché in te vede una casalinga innocua». Poi si lamentano del patriarcato.

Mari, fino a lì impenetrabile come una sfinge incazzata, confessa il dramma di chi i libri li riceve gratis a vagonate: gli intasano l'anticamera, e il problema diventa quando portarli al Libraccio a venderli a tot al quintale

(argomento tabù: ma lo fanno tutti). Per reazione, da vent'anni ogni tanto entra in libreria e ne compra uno coi propri soldi, perché solo allora lo sente suo e si obbliga a finirlo.

Nucci spiega la nostra ossessione per la vittoria con un calzante paragone tennistico: «C'era questo tipo che mi diceva: beh, Sinner non vince più. Ma come. Sinner ha perso una volta, poraccio, stava pure mezzo male».

Segue festone nel posto più strano di Firenze, una fabbrica di gioielli, sede del Partito consumista italiano (sic), che organizza anche buffet e sala da ballo in mezzo a strani oggetti di argento. Non balla nessuno, tranne un noto giornalista fiorentino. Tentativi di instaurare un discorso con Michele Mari: primo, respinto con perdite; secondo, respinto con perdite; terzo, respinto con perdite, corre a prendere il taxi, disperato all'idea di un eventuale nuovo approccio. Compaiono personaggi atipici come un cameriere simile a Priebke, un invitato vestito da cowboy-proprietario terriero, con fibbia del Charro ben in vista, un armadio a muro di muscoli che si scoprono poi appartenere all'ex capitano della Nazionale di rugby. Molte belle signore scatenate.

Gli scrittori stregati si imboscano verso le dieci di sera. Non appena se ne vanno, sarà un caso, il party decolla, la pista si riempie, partono perfino i trenini, il gin and tonic va a ruba, si sfiora il baccanale. Peccato per Stefano Petrocchi, il capo dello Strega, che ricordiamo ballerino discreto ma infaticabile.

Ricapitoliamo. Il festival, La città dei lettori, è il più bello d'Italia. I libri (e gli autori) di richiamo ci sono, piacciano o meno. La voglia di divertirsi non manca. Il vino scorre a fiumi.

Non si capisce di cosa si lamentino i critici e i soliti giornalisti a cui non va bene niente, si sentono intelligenti ma sono così stupidi da non accorgersi di essere più scontati dei romanzi in sestina. L'8 luglio sapremo chi è il vincitore.

Il Premio Strega è lo specchio della cultura italiana. È questo il problema, se è un problema.

Nel dubbio, brindiamo, noi siamo ormai vecchi ma la notte è ancora giovane.

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