Tanto tuonò che non piovve, giusto per smentire uno dei più tradizionali proverbi popolari. Ma, del resto, negli ultimi anni «Più libri più liberi», la fiera della piccola editoria che andrà in scena alla Nuvola di Roma a dicembre, ci ha abituato a grandissime baruffe ideologiche, scatenate da sinistra con colpi di fionda «antifascista», che poi svaporano. Affondano come sassi, che mancano il bersaglio, nello stagno dell'editoria.
Sta accadendo lo stesso con il «patentino di antifascismo» - definizione della Premier Giorgia Meloni - che, come vi abbiamo raccontato in queste pagine, era stato introdotto per partecipare all'edizione del 2026. Sostanzialmente, gli editori che desiderassero avere uno stand alla fiera romana, a dicembre prossimo, avrebbero dovuto sottoscrive una dichiarazione supplementare per ribadire di «Riconoscere e condividere i valori antifascisti alla base dell'ordinamento democratico della Costituzione italiana». Ne è scoppiata immediata polemica. Ci sono stati editori che si sono opposti con chiarezza considerandola una precisazione offensiva, come Manuel Grillo di Settecolori. Ci sono stati
intellettuali, anche a sinistra, come Massimo Cacciari, che hanno definito la richiesta un'idiozia, minacciando di smettere di pubblicare con Adelphi se la casa editrice l'avesse sottoscritta. E c'è chi si è silenziosamente rifiutato.
Ieri con breve comunicato ufficiale è stato reso noto che, alla fine, saranno valutate tutte le richieste di partecipazione alla fiera. Comprese quelle dei sette editori su trecento (il dato è stato specificato proprio dalla direzione della Fiera) che hanno deciso di consegnarle incomplete o modificate, dal momento che ritenevano incostituzionale chiedere una dichiarazione di antifascismo a un editore che per sua stessa natura pubblica rispettando le leggi e la Costituzione. Criterio fondamentale per la partecipazione sarà «la coerenza del progetto editoriale e imprenditoriale con le finalità della manifestazione, nata per dare visibilità e sostenere la crescita della piccola e media editoria italiana».
Sostanzialmente una marcia indietro che, secondo molti rumors, è legata anche al fatto che «Più libri più liberi» dipende anche dai finanziamenti erogati dal Centro per il libro del Mic (una cifra che a seconda degli anni oscilla tra i 180
e i 150 mila euro) e che a questo punto rischiavano di essere ritirati, anche perché al ministero della Cultura nessuno era stato preventivamente avvisato della scelta di introdurre qualsivoglia dichiarazione. Gli incontri con Centro per il libro sono previsti a stretto giro di posta e quindi la marcia indietro potrebbe essere stata la soluzione pensata dall'Aie (Associazione italiana editori) e dal comitato di indirizzo della Fiera per evitare rotture con il Mic.
Il cambio di direzione sicuramente è stato apprezzato da Giuseppe Iannacone, presidente del Centro per il libro del Mic, che ieri ha detto al Giornale: «Personalmente sono molto soddisfatto dalla disponibilità era un'appendice pleonastica e retorica, è stata messa in buona
fede ritengo, ma creava un'irricevibile contraddizzione...».Ora ovviamente bisognerà vedere se tutti i sette editori che non hanno firmato avranno davvero spazio alla Fiera. E in caso contrario perché sono stati esclusi.