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Letteratura

Pynchon noir, il passato è un “caso ombra”

Thomas Pynchon è nato a Glen Cove, nello Stato di New York, nel 1937. È uno dei più importanti scrittori americani viventi e mantiene un riserbo assoluto sulla propria vita

Thomas Pynchon, IL caso ombra

Thomas Pynchon, pur non essendo un narratore di genere, ha sempre guardato con attenzione ai meccanismi del noir e dell’hardboiled, ipotizzando che il poliziesco potesse essere una forma espressiva capace di leggere come una lente di ingrandimento le tensioni politiche e le contraddizioni della società americana. Lo ha fatto per la prima volta all’interno di Vineland (1990) e poi ha proseguito la sua indagine con il più complesso e stratificato Vizio di forma (2009) rendendo protagonista delle vicende Larry «Doc» Sportello, un detective che è una sorta di versione hippy di Philip Marlowe. Un investigatore privato spaesato e caotico che fuma spinelli nella Los Angles psichedelica degli anni Settanta. L’indagine per Pynchon non è fondamentale e per questo risulta destrutturata e possiamo dire che il suo approccio al genere non è cambiato leggendo il recentissimo Il caso ombra (Einaudi) che vede in azione a Milwaukee nel 1932, in piena Grande Depressione, lo scanzonato Hicks McTaggart che deve ritrovare una giovane ereditiera scomparsa nel nulla. La storia sembra presa direttamente da Chandler ma ha anche più di un contatto con Dashiell Hammett e talvolta sembra occhieggiare al James Ellroy di American Tabloid.

Hicks McTaggart è un ex picchiatore che indaga a pagamento per sbarcare il lunario ma lo fa in maniera svogliata e annoiata. D’altra parte sa che l’avvenente e fedifraga Daphne Airmont che deve riportare a casa è una che porta guai. Così come Doc Sportello finiva in mezzo a inenarrabili complotti lo stesso succede a Hicks che è costretto, suo malgrado, a inseguire la donna in Europa fra agenti russi, spie naziste, motociclisti anarchici, misteriosi jazzisti. La trama è piena di cambi di registro e di rotta, ma la sua linearità e complessità non interessano all’autore. Pynchon lavora per accumulo e la soluzione dell’indagine non conta. Lo diverte di più l’avventura picaresca dove gli stilemi del noir e della spy-story si mescolano e la descrizione di situazioni improbabili ed esagerate gli permette di usare al meglio il suo umorismo grottesco e visionario. Il suo stile postmoderno gioca con la storia e con gli eventi

mettendo a confronto la visione del mondo degli Stati Uniti con quella dell’Europa.

A 88 anni lo scrittore americano è molto lucido nel rileggere eventi storici che conosce nel profondo. Parla di musica, di poesia, di moda e costruisce un romanzo di costume molto denso e che merita più di una lettura per essere compreso. Il suo investigatore è letteralmente sballottato dagli eventi. Uno dei sottotemi principali del romanzo è che sta per arrivare una guerra e che sarà impossibile fermarla. Inoltre Pynchon si sofferma a raccontare l’ascesa del fascismo e del nazismo. Dimostra di conoscere molto bene l’Italia e i suoi movimenti culturali citando sia l’esperienza di Fiume di Gabriele d’Annunzio sia il teatro di Luigi Pirandello. D’altro canto anche la visione che dà del suo Paese è del tutto disincantata. E lo stato di confusione presente nella storia rispecchia l’epoca raccontata, fin dalla citazione di Bela Lugosi che apre il romanzo.

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