A lezione di teoria e solfeggio dal grande Pozzoli

Era ancora l’epoca del «Ceciliano», quel movimento culturale che riformò la musica sacra della chiesa cattolica. Il periodo dei signori con bastone e cappello, gli anni in cui l’attività sinfonica in città era fiorente, soprattutto per l’opera instancabile di Arturo Toscanini: concerti alla Scala, all’Arena, nella Sala Grande... Già, la Milano dei primi del Novecento, con la sue iniziative anche per la «cultura del popolo». In questa attività, le cronache dicono, si distinse Amintore Galli, professore di contrappunto ed estetica (nel 1886, su versi di Filippo Turati, musicó l’«Inno dei lavoratori») nonché allora critico del «Secolo». Poi ci fu lui, per certi versi l’anti-protagonista: Ettore Pozzoli da Seregno, nato nel 1873 e scomparso a 84 anni nella sua città. Quesito per chi sul personaggio è completamente a digiuno. «Chi era costui? Pianista e noto didatta. Un uomo che diede a questo mondo complesso un contributo apparentemente umile, eppure a dir poco fondamentale. Un apporto fatto di un studio rigoroso della teoria musicale». A parlare è Guido Salvetti, presidente della Società italiana di musicologia, che sabato, al conservatorio, proprio con un intervento sulla «Milano musicale di quegli anni» aprirà un convegno organizzato sul personaggio (tra i relatori anche il compositore Davide Anzaghi, che fu suo discepolo). L’ambito è quello del XXVI concorso internazionale a lui dedicato che si svolge proprio in quel di Seregno e che si concluderà martedì 22 (ore 20.30, al teatro San Rocco); la prova finale con l’orchestra (i Pomeriggi Musicali), la proclamazione dei vincitori e le premiazioni. Curiosità: nell’albo dei vincitori compare Maurizio Pollini, che nel 1959 si aggiudicò la prima edizione. Un po’ di storia. Il concorso fu fondato dalla vedova del maestro, Gina Gambini, soprattutto per esaudire un suo desiderio, ricordano gli organizzatori: «Quello di offrire un’opportunità di crescita artistica e di maturazione professionale ai giovani...». E a loro Pozzoli, che era molto amico di Giuseppe Gallignani, dal 1897 al 1923 direttore del conservatorio, «dedicò un corso intero al solfeggio (la lettura della musica, ndr) e alla teoria...», conclude Salvetti. Insomma, alzi la mano chi fra quanti hanno studiato anche per un brevissimo periodo musica non si sia imbattuto almeno una volta nel nome di Pozzoli, nelle sue lezioni: croce e delizia, quei manuali, ma più croce per tutti gli allievi del mondo, o quasi. «Anche per quanto si riferisce al campo pianistico, ben pochi hanno idea della sua grandezza - scriveva nel 1957 Giulio Confalonieri, critico musicale italiano scomparso all’inizio degli anni Settanta, che in gioventù fu suo allievo -; ma questi pochi possono tranquillamente attestare che un suono come il suo, un fraseggiare come il suo si ritrovano soltanto nei massimi esponenti del concertismo europeo».