Libia, Maroni agli Usa: "Obama si deve calmare" E Veltroni vuole tutti in piazza contro Gheddafi

Proseguono i raid aerei, i carri armati sparano a Misurata. Ma l'esito degli scontri è contrastante. Maroni: "Evitiamo che la Libia diventi un nuovo Afghanistan". Gheddafi all'Europa: "Vi sarà una Jihad islamica davanti a voi sul Mediterraneo". Veltroni incalza il Pd: "Scendiamo in piazza". Ma i Radicali lo accusano: "Prima dov'eri?"

Libia, Maroni agli Usa: "Obama si deve calmare"
 
E Veltroni vuole tutti in piazza contro Gheddafi

Tripoli - Nuova giornata di scontri. Domenica mattina le forze leali a Gheddafi hanno lanciato una nuova controffensiva contro la città di Misurata, città occidentale Paese in mano agli insorti. Il bombardamento è iniziato intorno alle 11.30 (le 10.30 in Italia) e i ribelli hanno risposto con lanciarazzi rpg e armi antiaeree. Gli scontri a fuoco sono andati avanti alcune ore. Prima le forze pro-Gheddafi hanno ripreso il controllo della città di Bin Jawad, circa 160 chilometri a est di Sirte, la roccaforte del raìs. Più tardi aerei da guerra libici hanno lanciato attacchi contro le forze ribelli che da giorni stanno avanzando verso Sirte: una troupe televisiva di Associated Press ha assistito ai raid. Sulla costa ovest del Paese violenti scontri tra le due fazioni. Negli ultimi giorni le forze ribelli si sono mosse verso ovest, in direzione Tripoli, guadagnando terreno. La capitale si è svegliata con il rumore di colpi d'arma da fuoco. Secondo il portavoce del governo al-Dursi si sarebbe trattato di colpi sparati in aria dai sostenitori di Gheddafi per festeggiare la riconquista del porto di Ras Lanuf, ma i ribelli hanno smentito. Colpi di mitragliatrice si sono sentiti nelle prime ore del mattino anche nel quartiere che ospita la residenza di Gheddafi, nei pressi del campo militare di Bab al-Aziziya. Qui circa 2mila sostenitori di Gheddafi hanno marciato stamattina e alcune centinaia hanno sfilato nelle proprie automobili sventolando bandiere e sparando in aria. Il regime fa di tutto per convincere i libici che la battaglia contro "al Qaeda - per il raìs dietro alla rivolta c'è Bin Laden- sta andando bene. Intanto la comunità internazionale è sempre più preoccupata e divisa sul da farsi. Intervenire o non intervenire? Aiutare i rivoltosi con armi e supporto di intelligence oppure limitarsi all'assistenza umanitaria? Restare spettatori, in attesa degli eventi, oppure giocare un ruolo sempre più attivo per accelerare la "cacciata" di Gheddafi? Dall'Italia il ministro dell'Interno Roberto Maroni lancia un monito agli americani, invitandoli a evitare di prendere decisioni affrettate. 

Maroni: gli americani si diano una calmata "Vorremmo evitare che la Libia diventi davvero un nuovo Afghanistan, ma gli americani farebbero bene a darsi una calmata. Noi siamo qui, l’Europa è qui, è meglio dunque che ce ne occupiamo noi". Lo ha detto il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, dal palco di una festa della Lega Nord a Bergamo. Maroni ha ricordato che "fino a qualche settimana fa in Europa dicevano che stavamo esagerando, ma anche gli Usa adesso dicono le nostre stesse cose", sul rischio di un nuovo Afghanistan nel Mediterraneo.

Sul fondamentalismo non è allarmismo Di fronte alla crisi libica, prosegue Maroni, "dobbiamo evitare due cose: la fuga in massa verso l’Europa e che il crollo di questi paesi possa portare alla nascita di regimi sostenuti dal fondamentalismo islamico, con il rischio di infiltrazioni di al-Qaeda. "Non è allarmismo - ha aggiunto Maroni - ma è una preoccupazione seria e chi dice io contrario lo fa o per interesse o per difficoltà a capire. Noi conosciamo bene quei paesi e i rischi che corriamo".

Il Papa: soccorrere il popolo Alla Libia, "dove i recenti scontri hanno provocato numerosi morti e una crescente crisi umanitaria" il Papa rivolge un "accorato pensiero". E "a tutte le vittime e a coloro che si trovano in situazioni angosciose", dice Benedetto XVI, "assicuro la mia preghiera e la mia vicinanza, mentre invoco assistenza e soccorso per le persone colpite". Lo ha detto il pontefice dopo la preghiera dell’Angelus.

Gheddafi: la scelta è tra me e al Qaeda Per rafforzare la minaccia all'Occidente il colonnello, abilissimo comunicatore, ancora una voltadecide di giocare l'asso: la minaccia di al Qaeda. Lo fa senza troppi giri di parole, per evitare che vi siano fraintendimenti. E per comunicare al mondo non sceglie il solito discorso in tv - quello lo usa per rivolgersi al suo popolo - ma un'intervista al settimanale francese Le journal de Dimanche. Il raìs esprime il suo massimo stupore per il fatto che "non si comprende che qui si combatte contro il terrorismo". Secondo Gheddafi "cellule dormienti" dell’organizzazione terroristica guidata da Osama Bin Laden sono dietro alla rivolta: "Hanno dato ai giovani pillole allucinogene". E poi, rivolto ai paesi europei, rinnova la minaccia: "Vi sarà una Jihad islamica davanti a voi sul Mediterraneo, sarà una crisi mondiale ed una catastrofe per tutto il mondo". Il colonnello ormai ha capito bene che l'unica carta che gli resta è spaventare più possibile l'Occidente, in primis la vecchia Europa. E la minaccia più forte, molto più forte delle bombe, è quella degli sbarchi...

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