Utinam asper essem/ de futuris rebus neglegens/ automatum, quidam gladiator... Li riconoscete? Sono i versi del ritornello di Volevo essere un duro di Lucio Corsi, tradotti in latino. Divertente, ma non si tratta di un giochino, bensì della punta dell'iceberg di un fenomeno in rapida ascesa: il latino rientra nelle nostre vite quotidiane, passando per la cultura pop ma non solo, e trova un'ottima accoglienza. Non ci sono solo le canzoni, infatti, ma libri sulla bellezza e l'utilità del latino che si moltiplicano, social che si popolano di creator che parlano il latino come lingua naturale, giochi di ruolo in cui si incarnano personaggi della romanità, manga e anime con protagonisti che parlano latino, collane di fumetti, i classici a teatro, professori che prendono parola in latino e fanno boom di sèguito in rete. E tutto questo precede, non segue, la reintroduzione dello studio facoltativo del latino alle medie o la spinta a riprendere il rito della Messa in latino. Altro che lingua morta.
Che succede quindi, anzi, quid accidit? "La risposta è semplice e complessa", spiega Luigi Galasso, ordinario di Letteratura latina all'Università Cattolica di Milano. "Anche per il latino, come per la romanità in genere, oggi c'è una viva attenzione perché in tutto il marasma del nostro tempo viene rivissuta con gli occhi del nostro presente. Il modo che abbiamo di affrontare i classici è ancora più centrale perché sono i nostri interlocutori, il nostro modello e la nostra proiezione e le domande che poniamo loro sono quelle che ci tormentano. Anche se i romani non erano particolarmente tormentati: avevano una società chiaramente organizzata, seppure con forti elementi di criticità e ingiustizia".
In uno dei volumi che si occupano di indagare il ruolo riemergente del latino nella contemporaneità, Bellezza antica e sempre nuova. Il latino nel mondo di oggi (Castelvecchi), volume che raccoglie anche le sue commentatiunculae, brevi articoli tratti dalla rubrica quotidiana "O tempora, o mores" che cura in latino su Linkiesta, Francesco Lepore, già latinista papale, racconta che "Le parole ereditate dal latino per tradizione ininterrotta costituiscono poco più del 14% del totale della lingua italiana, ma ben il 53% del vocabolario di base, quello cioè composto dai lessemi di uso quotidiano (meno di settemila), necessari alla costruzione di qualsiasi tipo di testo comunicativo. Ecco perché dovremmo forse dire non che l'italiano deriva dal latino ma piuttosto che l'italiano è il latino, trasformatosi nel corso del tempo".
La passione e il divertimento che infiammano le performance digitali dello youtuber americano @scorpiomartianus, 190mila follower, mentre canta Nightmare before Christmas, recita il discorso di Ponzio Pilato a Gesù o arringa la folla in latino in Times Square sembrano tuttavia andare ben oltre la lingua in generale e la lingua italiana in particolare. E così per, citiamo qualcuno tra le centinaia di esempi da migliaia di follower, il vietnamita @vincentius.nguien, che passeggia per boschi e città parlando latino con i suoi follower; il creator tedesco @magister.kupfer che assaggia prelibatezza, balla, protesta, fa il turista e va ai concerti ma invece di postare le esperienze nella propria lingua le racconta in latino o @latinitas_animi_causa, che con la scritta "Latin" ci si è fatto anche il berretto e una parola alla volta vuole riportare il latino nella vita di tutti i giorni. La riemersione del latino insomma ha tutta l'allure dei fenomeni che, oltre a colmare una necessità di contenuto originale, hanno le misure giuste per vestire uno spazio culturale legato al costume e ai valori.
Al boom dice sì anche l'editoria: ci sono libri nati per tutti e che alla loro terza edizione entrano, allegati al manuale di riferimento, nelle scuole, come Latinorum. 365 frasi celebri per un latino quotidiano (Edizioni Simone) di Chiara Sara Grandolini che scrive "Portare il latino nelle classi non come peso grammaticale, ma come patrimonio vivo, quotidiano, capace di dialogare con il presente: questo è sempre stato il senso di questo lavoro". E ci sono libri nati per tutti che sono il risultato dell'aver saputo catturare del latino lo spirito pop che tanto aggrada agli studenti contemporanei, come Latin Lover. Come una lingua di duemila anni fa può migliorare la tua vita nel XXI secolo (Blackie Edizioni) di Daniele Michienzi, prof di latino al liceo, 63mila follower in meno di due anni con la sua pagina @loquendum: "Ho ridoppiato scene televisive in latino oppure film, ho tradotto i successi di Sanremo: il mio obiettivo è avvicinare anche per sbaglio, anche per caso, il latino al grande pubblico, anche quello meno avvezzo allo studio dei classici e la pagina è cresciuta, più di quanto immaginassi", ci racconta Michienzi. "Ho scoperto che è pieno di persone che vogliono saperne di più e non si accontentano della citazione superficiale: c'è bisogno di cultura classica e la cercano sui social perché la scuola spesso non li soddisfa. Il fatto che si sia abbandonata la competenza attiva, ad esempio, ovvero le versioni inverse, che consentivano di scrivere in latino, rende l'apprendimento incompleto: se si impara una lingua così, gli studenti sono schiavi del dizionario e abituati ad affrontare la versione come se si accingessero a una dissezione, noiosa e sterile".
Come esempio, vale la prospettiva global giapponese: di Thermae Romae - in cui il protagonista è Lucius, antico romano che si ritrova nel presente e parla in un latino sorprendentemente corretto hanno fatto sia il fumetto che il film di animazione che un live action. Ma anche da noi ci sono editori che ci provano: Nubes pubblica fumetti in latino: ultima uscita, meno di un mese fa, Macbettus, trasposizione in graphic novel del Macbeth, redatta in latino da Giacomo Dalla Pietà. Ma quali sono i dispositivi che consentono questo revival? "Per noi la cultura classica è elemento decisivo, che ha come obiettivo non solo la preparazione tecnica e utile, ma una sorta di idea di bene e amore della. Studiare latino e greco è inutile, ma felicemente inutile: le lingue classiche sono rifugio, rigenerazione personale e la chiave per conoscere gli autori", commenta Michienzi. E Galasso conclude: "Le messe in scena che tanto attraggono oggi i miei colleghi docenti oltre che gli studenti, come Plauto e Terenzio, vanno bene a teatro, ma poi si tratta di affrontare la lingua in senso forte: imparare a leggere e tradurre.
Ci vuole costanza, applicazione e soprattutto storicizzazione, il contrario della storia alla Barbero o delle evocazioni della cancel culture su schiavitù e condizione della donna come proiezioni dell'attualità. E se vogliamo recuperare una disposizione storica non possiamo prescindere dallo studio della lingua".