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La moda guarda ai faraoni. Così gli studenti Iuad interpretano l'antico Egitto

Trenta modelli dei giovani designer dell'Accademia in mostra. Un anno di lavoro tra studio storico e creatività

La moda guarda ai faraoni. Così gli studenti Iuad interpretano l'antico Egitto
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nostro inviato a Torino

V oci rotte e occhi lucidi. Non si sa se fossero più emozionati le ragazze e i ragazzi, i loro parenti o i professori quando martedì scorso, al Museo Egizio di Torino, hanno presentato le creazioni del saggio di fine anno tra la Statua di Ramesse II, la Tomba di Kha e Merit e altre migliaia di reperti del percorso espositivo che mezzo mondo arriva a visitare ogni giorno. Trenta i modelli scelti tra quelli realizzati dai giovani studenti (hanno tutti tra i 22 e i 23 anni) dell'Accademia Iuad di Napoli e Milano che hanno messo in dialogo la moda contemporanea, il simbolismo ancestrale e il patrimonio culturale dell'antico Egitto e che rimarranno in mostra fino a martedì 16. E loro lì, emozionatissimi, in piedi accanto al manichino di competenza a raccontare da dove è arrivato il sogno, come hanno accarezzato il tessuto, scelto le forme, tenuto assieme i simboli con ago, filo e qualche trovata geniale.

Dal progetto Hieroglam, curato da Pasquale Esposito e Francesco Maffei, è infatti nata una sorprendente capsule collection. "Un ponte tra generazioni, luoghi, culture" spiega il professor Maffei "che ha reso l'antico Egitto più vivo che mai. C'era il rischio nefasto di cadere nel costume, e invece ne sono usciti pezzi bellissimi".

Trecentosessantacinque giorni di lavoro con l'aiuto dei docenti e degli esperti della realtà museale. Ne è nato un percorso immersivo in cui gli abiti diventano strumenti narrativi capaci di trasformare simboli antichi - come il sole, il serpente, l'occhio e gli amuleti - in creazioni contemporanee caratterizzate da volumi scultorei, tessuti stratificati e superfici luminose. Accanto ai lavori degli studenti trovano spazio anche capi provenienti dall'Archivio di Ricerca Mazzini, con creazioni firmate da protagonisti della moda internazionale come Issey Miyake, Gianfranco Ferré, Roberto Cavalli, Alexander McQueen, Chanel, Lanvin e altri protagonisti della couture internazionale, fino ad arrivare alle suggestioni pop e musicali di Michael Jackson, Madonna, Beyoncé e Lady Gaga. Hieroglam si è dato il compito di riflettere sul ruolo della moda come linguaggio simbolico e strumento di costruzione dell'identità, recuperando il fascino che l'immaginario egizio continua a esercitare sulla creatività contemporanea.

Un progetto che unisce formazione, ricerca e sperimentazione, offrendo ai giovani designer l'opportunità di confrontarsi con uno dei patrimoni culturali più influenti della storia e di reinterpretarlo attraverso nuovi codici. "Abbiamo aiutato i ragazzi a trovare soluzioni per permettergli di realizzare ciò che era nelle loro teste e nelle loro creatività. Ma il risultato è tutta opera loro" tengono a precisare i professori e gli esperti del museo. "Credo che questo genere di esperienze arricchisca gli studenti molto più di una sfilata che è adatta a chi è già un brand. In quest'anno hanno imparato talmente tante cose sull'antico Egitto...

e hanno avuto il privilegio di farlo lavorando fianco a fianco con gli esperti di questa realtà" ha spiegato il presidente dell'Accademia Iuad, Michele Baldassarre Lettieri. Quindi silhouette, forme e rappresentazioni visive, perché Hieroglam è anche una mostra attorno al segno.

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