Warren Buffett, l'oracolo di Omaha, ha impiegato un solo sorriso partito dall'angolo della bocca per demolire gli status symbol. Ha caricato il tiro e poi ha sentenziato: "Vestiti e gioielli mostrano quanti soldi hai speso, non quanti ne hai". Lui se ne guarda bene dall'esibire, lascia che siano gli altri ad affannarsi di ostentazione smargiassa e improduttiva. Pur essendo uno degli uomini più ricchi del mondo, si avvolge di minimalismo e pragmatismo estremo. Vive nella stessa casa acquistata nel 1958 e considera i beni voluttuari un'imperdonabile deviazione dall'obiettivo finale che è poi quello di mantenere intatto il capitale per poter reinvestire di continuo.
Ma il fatto è che se alla fine, lo status symbol non riesce a dire ciò che vorrebbe o vorremmo fargli dire, tanto vale passare allo statement symbol che, con una frase, è se non altro in grado di comunicare ciò che pensiamo o come ci sentiamo. Oggi, per strada, non indossiamo solo un oggetto, ma portiamo a spasso un micro editoriale: la borsa, il bracciale, l'intersuola di una sneakers o la tomaia di una scarpa diventano un filtro che comunica il nostro umore al mondo prima ancora di iniziare una conversazione. L'accessorio è diventato uno scudo emotivo, una dichiarazione d'intenti, un impegno sociale, un tributo all'ironia. La moda ci dà voce, per iscritto: stampiglia, ricama, vernicia, scarabocchia. Che sia uno slogan femminista o un più prosaico "meglio tardi che struccata", che sia un'accusa contro un razzismo o un sibillino "la vipera che mi ha morso è morta avvelenata poco dopo".
C'è ormai qualcosa che parla per noi e quel qualcosa ce lo portiamo addosso circumnavigando le nostre timidezze. All'interno di questo mondo, i marchi si posizionano tra ironia pop e lusso concettuale. Nel filone emotivo-ironico c'è il fenomeno italiano di Le Pandorine o i bracciali Kidult e We Positive. Rispondono al bisogno di condivisione, empatia e autoironia, di norma riportano frasi sulle fatiche quotidiane, l'amore, il primo sorso di caffè la mattina...
Mentre nella tendenza concettuale va citata l'eredità di Virgil Abloh con Off-White (le scritte tra virgolette che dissacrano l'oggetto stesso) e le suole scarabocchiate di Golden Goose, qui la scritta è ribellione, arte urbana e linguaggio da insider.
E poi gli altri marchi: le scritte grafiche bold sull'amore sugli zaini e sulle clutch di Love Moschino, i pattern con le parole stampate di O Bag, le borse a borchie personalizzabili con lettere e slogan rock-chic di Manifesto Bag-Mia Bag; i bracciali rigidi o i ciondoli che recitano una frase incisa di Kidult, gli anelli, le piastrine e i bangle d'acciaio con incisioni dedicate ai legami affettivi o frasi di incoraggiamento di Marlù-Sgabò, fino ad arrivare ad Amen, il marchio italiano celebre per aver inciso preghiere (come il Padre Nostro), versi spirituali e parole di speranza su bracciali e anelli di pelle o argento. Per poi passare all'alta moda, Dior che sotto la direzione creativa di Maria Grazia Chiuri ha portato in passerella il binomio perfetto tra lusso e attivismo. T-shirt e borse monumentali con slogan femministi storici ("We Should All Be Feminists" o "Why Have There Been No Great Women Artists?") sono diventate oggetti di culto planetari. Balenciaga disegnato da Demna Gvasalia, utilizzava parole, claim aziendali distorti, loghi politici rivisitati o scritte come "Sinners" o "I Love Cats" stampate su borse in pelle da migliaia di euro: il lusso che ironizzava sul concetto stesso di lusso. E Valentino (con la Linea Valentino On Love) ha collaborato con poeti contemporanei per stampare e ricamare poesie, versi romantici e frasi d'amore direttamente all'interno delle fodere dei cappotti, sulle borse e sulle sneakers, unendo l'altissimo artigianato alla letteratura. La maison di alta gioielleria Repossi sperimenta spesso con il minimalismo, ma l'intero settore del lusso ha preso ispirazione da collezioni concettuali in cui scritte sottili o coordinate geografiche vengono incise al laser nell'oro bianco e nei diamanti.
Maison Margiela, nel settore della gioielleria e degli accessori, utilizza il suo iconico sistema di numeri cerchiati (da 0 a 23) inciso su anelli a fascia e bracciali rigidi.
Non è una frase, ma è un codice numerico testuale che parla a chi sa decifrare il linguaggio della moda. Il narcisismo digitale, per una volta è offline. Invece degli stati e dei tweet pubblicati sui social, si esibisce una frase sulla borsa. La dinamica è la stessa, ma almeno siamo nel mondo reale.