C'era tutto Ralph Lauren giovedì sera in via San Barnaba 27 a Milano. Lui, l'incrollabile convinzione che ha del suo marchio (non si tratta di prodotti ma di uno stile di vita) e la legione di talentuosi protetti che in maniera illuminata alleva da decenni perché sono (anche) quelli che gli permettono di essere chi è: uno dei diciotto super-boss della terra, come lo ha definito qualche anno fa l'economista inglese Sydney Finkelstein sezionando le ragioni del suo inossidabile successo.
Quindi Milano, si diceva, e via San Barnaba... dopo la presentazione delle divise ufficiali Usa per Mi-Co 2026 in America e nel negozio di via della Spiga e durante la sfilata al Clubhouse 26, l'area hospitality allestita ai Dazi in piazza Sempione, è arrivato il momento di tornare a casa. E casa, a Milano, per Ralph Lauren è San Barnaba. Un capolavoro razionalista degli anni Quaranta (che l'architetto Mino Fiocchi realizzò per la famiglia Bonomi-Camparini) che lo stilista americano ha acquistato nel 1999 e provveduto a far ristrutturare fedelmente. La scocca austera e il cuore morbido ad affondare negli ipertrofici divani, sui cuscini col cavallino, tra i vasi cinesi, le luci soffuse e i quadri con raffigurati i purosangue. Quel che resta del giorno e quel che inizia nella moda... Le divise Usa inconfondibili perché uscite da Ralph: cappotti in lana bianca con alamari, dolcevita con intarsiata la bandiera a stelle e strisce, pantaloni sartoriali in lana, pull e pantaloni utilitari, scarponcini in camoscio dai laccetti rossi e guanti in maglia color-block. E giovedì, champagne e mini hamburger infilzati da bastoncini di legno, micro tovaglioli in lino con monogramma, musica e tutta la Milano che conta sapendo rimanere low profile.
E gli atleti Usa, il premio Oscar Marisa Tomei (oggi alla cerimonia di inaugurazione è atteso anche George Clooney arrivato con la moglie Amal), l'ambasciatore americano, uno stuolo di agiatissime clienti-fan volate sotto la Madonnina vestite Ralph di tutto punto, David Lauren, figlio del fondatore, con la moglie Lauren Bush, nipote dell'ex presidente. La riproduzione del cottage di montagna in un ambiente del primo piano, gli sterminati tappeti, i libri d'arredamento, i vassoi d'argento fatti danzare da camerieri che sembrano stati scelti col book a un casting.
E l'incessante, composto ottimismo dell'America senza
gli Usa che crea l'eccellenza costante del signor Lauren da ormai mezzo secolo. Un avamposto del gusto, fuori e dentro. L'unico posto, nella capitale della moda, dove l'Italia non ha resistito allo stile a stelle e strisce.