Il Lione si mette in quarantena: vietati sputi e strette di mano

Quelli della Fiorentina, gli ungheresi del Debrecen e gli inglesi del Liverpool lo sappiano subito: quando incontreranno, in Champions league, il Lione, stiano alla larga da abbracci, strette di mano, baci e carezze. È severamente vietato qualunque tipo di contatto, lo hanno deciso i dirigenti dell’Olympique poco olimpico, su consiglio del medico sociale, il dottor Emmanuel Orhant: «Se possiamo evitare qualunque tipo di effusione dopo un gol è meglio» ha spiegato il dottor Rochecongar, membro del consiglio federale francese che è stato incaricato di presiedere un gruppi di lavoro per studiare e affrontare i problemi legati all’influenza H1N1.
Ai giocatori è vietato prestarsi costumi, asciugamani, bere dalla stessa bottiglia e poi sputare in campo e stringere la mano a un compagno o a un avversario. Già ai tempi del “panico Aids” le regole del calcio avevano imposto ai calciatori di tenere i parastinchi, di non abbassare i calzettoni, i medici e i massaggiatori furono dotati di guanti in lattice, poi in alcuni casi il controllo delle regole si è allentato, così il panico di cui sopra. Oggi, con la decisione del Lione, viene a crollare il fair play voluto dalla Fifa e ribadito dall’Uefa, la pandemia ha messo ko i dirigenti francesi, non con la febbre ma con la paura, i calciatori dell’Olympique si esibiranno come quelli del calciobalilla, ognuno, rigidamente, inchiodato al proprio posto, non ci sarà nessuna festa, nessun trenino, nessun abbraccio quando il pallino, pardòn il pallone, finirà nella buca, a ripardòn, nella rete avversaria.
Sarà rischioso “aggredire gli spazi” se questi non verranno bonificati, sarà utile evitare di “fare densità” (così dicono i telecronisti contemporanei), escluderei i contatti da dietro. Sugli sputi sorvolerei, già da tempo i terreni sono scivolosi pur in assenza di piovaschi, dunque acqua in bocca. Non sarà possibile stringere la mano all’arbitro, prevedo che verrà evitato lo scambio dei gagliardetti prima del fischio d’inizio, anzi consiglierei il direttore di gara di sterilizzare l’arnese, il fischietto, immergendolo nell’amuchina, nel citrosil, in autoclave. Del resto, Ennio Flaiano, pur non giocando a pallone, lo aveva previsto: la situazione è grave ma non seria.