Luci rosse Quelle stanze segrete del British Museum piene di eros

C’è un percorso segreto nel British Museum che pochi conoscono e che nessuna guida segnala. Un itinerario scabroso che passa attraverso le stanze più affollate dell’edificio e s’inerpica, fino alla piccola biblioteca del quarto piano dove si entra soltanto se si hanno diciott’anni compiuti e si è in possesso di un’autorizzazione. Anche i visitatori più assidui forse ignorano che nel più famoso museo della capitale britannica si nasconde una delle più vaste collezioni di arte erotica.
Testi, quadri, litografie e disegni, ma anche statue e manufatti risalenti a varie epoche. All’inizio il contenuto degli scritti e dei disegni era interamente racchiuso in quella che per decenni fu conosciuta come «la stanza della pornografia», poi, negli anni, man mano che la sensibilità comune mutava, gran parte di essa è stata redistribuita nelle varie stanze museali. Stesso destino è toccato ai manufatti conservati in una stanza del dipartimento dell’antichità del museo, chiamato «The Secretum» e che ora ospita una vasta collezione di simboli fallici.
Il resto della collezione si può vedere solo se si abbandonano i percorsi guidati. Subito, nella stanza numero 2, si ammira la scultura più antica di una coppia che fa l’amore, un pezzo in calcite, ritrovato nel deserto della Giudea. Poi, saltando alla stanza 69, è possibile vedere delle anfore con Eros dipinti nella loro semplice nudità e immagini di donne nell’atto di spogliarsi di fronte ad un uomo. Nella stanza accanto, su un vaso romano d’argento, sono impresse le scene di un giovanetto che «s’intrattiene» con un uomo più anziano. Solo i testi e le immagini più scabrose sono rimasti nella stanza 205, al quarto piano. Riuscire a trovarla è già difficile, ma varcarne la soglia lo è ancora di più. Gli orari di visita sono ristretti, serve un’autorizzazione e ai pochissimi visitatori viene richiesto un documento. Una volta entrati non è possibile portarsi appresso nulla di diverso da un taccuino e una matita. Tra le altre cose vi si trovano 74 illustrazioni molto esplicite di un’Histoire Universelle datata 1700, donate al museo nel 1900 dal collezionista di opere pornografiche Henry Spencer Ashbee. E anche una miscellanea erotica di schizzi e litografie tutti rappresentanti genitali maschili e femminili. Molti di questi furono donati al museo dal fratello del famoso tipografo Eric Gill. Per chi volesse procedere in questo «speciale» itinerario, c’è ancora un luogo dove andare a sbirciare. È una succursale del museo situata alla British Library dove sono stati trasferiti i 1400 libri erotici donati da Henry Spencer al museo nel 1900. Il piatto forte della collezione è senza dubbio un volume del 1870 intitolato La quinta essenza della disciplina del frustino, tutto dedicato all’erotismo sadomaso. I più curiosi sono però avvertiti: riuscire a vederlo è un’impresa e se ci si riesce bisogna consultarlo sotto l’occhio di una telecamera (alcuni libri sono stati trafugati).
E fa quasi tenerezza pensare che nella società che mette qualunque porcheria in rete, ci sia ancora qualcuno disposto a rubare dell’innocua pornografia d’epoca.