"Lui è peggio di me" può fare molto meglio

Uscito nel 1985, Lui è peggio di me è uno dei film comici più riusciti di quel decennio grazie alle performance della coppia Adriano Celentano versus Renato Pozzetto.

"Lui è peggio di me" può fare molto meglio

Uscito nel 1985, Lui è peggio di me è uno dei film comici più riusciti di quel decennio grazie alle performance della coppia Adriano Celentano versus Renato Pozzetto. Diretto dallo specialista Enrico Oldoini, oltre agli sketches e alla girandola di situazioni, si insinuavano temi più seri, come l'amicizia tra uomini e la rivalità quando c'è di mezzo una donna. Il titolo ha certamente ispirato il nuovo show in onda il giovedì su Rai3, un programma ibrido tra commedia leggera, musica, intrattenimento e attualità. Lo conduce la «strana coppia» Giorgio Panariello e Marco Giallini, due tipi umani e di spettacolo che più diversi non potrebbero essere. Il toscano è comico molto rodato in tv, lavora su schemi precisi graditi al pubblico proprio per la ripetizione. Il romano è attore esistenziale, consumato dalla vita, compagnone e sarcastico ma sempre con un velo di tristezza. Pop il primo, decisamente rock il secondo. E lo show funziona (abbastanza) proprio sulla separazione, fingendo che i programmi siano due, in competizione tra loro: due studi a fianco che volutamente non si parlano, da anchorman quello di Panariello che riceve gli ospiti in giacca e cravatta, in stile garage, tra chitarre e spirito biker quello di Giallini in chiodo di pelle nera, pantaloni in velluto e barba incolta. Certo, il protrarsi dell'equivoco su chi sia il vero conduttore per oltre mezz'ora è eccessivo, Lui è peggio di me stenta a partire e prendere ritmo, però se si ha pazienza e se ci sono ospiti indovinati comincia a risultare gradevole. Nella prima puntata la parte migliore se la gioca la musica, con il duetto Antonello Venditti Francesco De Gregori e la doppia intervista dove l'uno parla bene o male dell'altro: quando hai a disposizione due vecchi leoni della nostra canzone vorresti solo che rimanessero il più a lungo possibile sul palco. Bello anche l'incontro tra Giallini e Marracash, due che di suoni alternativi se ne intendono, non dicono banalità e rafforzano l'idea che il rap a certi livelli sia ben più colto e complesso di ciò che in molti credono.

I passaggi da avanspettacolo leggero risultano di buon mestiere: Marco Travaglio commenta i fatti della politica canticchiando il suo adorato Renato Zero, Piero Dorfles duetta con Panariello sulla cultura in tv, Kasia Smutniak si racconta, con la consueta freschezza e non poteva mancare l'angolo culinario con Filippo La Mantia. Nella seconda puntata si sciolgono alcune incertezze del debutto: tra gli ospiti Manuel Agnelli, Paolo Bonolis, Il Volo e Fiorella Mannoia.

Quattro gli appuntamenti previsti per uno spettacolo piacevole seppur non memorabile, cui si riconosce il merito di essere scevro da pesantezze, da imitazioni e da tirate moraliste. Plauso particolare va a Marco Giallini, attore vero, volto interessante che risulta sempre credibile poiché non fa altro che se stesso.

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