«Macché agnello sacrificale, vincerò in Emilia»

RomaNiente sondaggi, è ancora troppo presto. «Ma ho una sensazione molto piacevole. Sento un bel venticello...». Anna Maria Bernini, 45 anni, avvocato, docente universitario, deputato Pdl, legale di Luciano Pavarotti. Due anni fa è stato Fini a portarla alla Camera. Adesso invece è stato Berlusconi in persona a metterla in pista nel duello più difficile, cercare di strappare l’Emilia Romagna al centrosinistra.
Mission impossible?
«Macché. Non vado certo a fare l’agnello sacrificale».
Davvero spera di farcela?
«No, non lo spero, io sono convinta di farcela. Sarà una sfida importante ed entusiasmante. Sono molto contenta di essere stata scelta dal mio partito, è un grande attestato di stima, ma sono anche assolutamente sicura di vincere».
Anche senza un accordo con l’Udc?
«Con l’Udc vinceremmo meglio. Un accordo sarebbe nella logica delle cose, vista la comunanza di valori».
Però l’intesa non c’è.
«Non ancora. Parlare di un’alleanza sarebbe molto prematuro, siamo ancora all’inizio. Vedremo».
Ma che aria tira?
«Beh, tira aria di trattativa, sento questo venticello favorevole. E comunque sono convinta che ce la faremmo anche senza l’Udc».
Da dove le arriva tutta questa sicurezza?
«Dal fatto che il sistema di potere della sinistra è entrato definitivamente in crisi. Negli ultimi anni hanno ignorato tutta una serie di campanelli d’allarme e ora sta cadendo tutto. Il ricambio alla Regione non solo è salutare, ma inevitabile».
Una volta arrivavano dall’America a vedere come funzionava il modello Emilia...
«È vero. Allora funzionava. Venivano a vedere i nostri asili, i nostri ospedali, le nostre scuole. Però sono anni che in Emilia non viene più nessuno».
Intanto la capitale rossa dell’Italia traballa per gli scandali. Il sindaco si è dimesso, Errani è sotto tiro...
«Lasciamo lavorare in pace i magistrati».
Sì, però non può negare che questa situazione può avere un riflesso sul voto.
«Certo. Ma ha sbagliato il centrosinistra a sottovalutare la questione morale, a farne un problema solo di facciata e di propaganda. Altrimenti non avrebbero candidato al Comune una persona per poi chiederle di dimettersi qualche mese più tardi. Risultato, arriverà un commissario e la città sarà ferma per un anno, con tutti i suoi programmi e gli interventi bloccati. Qui a Bologna siamo di fronte alla protervia di un sistema. C’è una cappa, una coltre da spazzare. L’immobilità e un monopolio che dura ormai da sessant’anni hanno creato incrostazioni e inefficienze da rimuovere con urgenza. Lo stesso Sergio Cofferati ha dichiarato pubblicamente che qui c’è un sistema di potere che ha fatto perdere il contatto con la gente. Ecco, è questo che principalmente non perdono alla sinistra, aver dimenticato le necessità dei cittadini».
Se vincerà, su quali settori metterà prima le mani?
«Innanzitutto il decentramento. La Regione deve essere un’interfaccia dell’Europa e inserirsi in un circuito fieristico e imprenditoriale internazionale: in passato si sono sprecati troppi fondi Ue, l’Unione ci ha più volte rimproverato. Poi la salute. La spesa sanitaria falcidia le risorse regionali: bisogna amministrare meglio, non solo prendersela con lo Stato tirchio e cattivo».
Vicina a Fini, attiva nella sua fondazione Farefuturo, poi ora scelta dal Cavaliere. Come vive la polemica tra i due leader?
«Io vengo dalla cosiddetta società civile e il nostro è un partito plurale e polifonico. Guai se ci fosse una voce sola. Poi ogni tanto ci vuole una sintesi».
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