La macchia di Valli

Il giornalismo antisraeliano è in questi giorni di calura e di sangue molto nauseante, grondante com'è di lacrime di coccodrillo per la strage di innocenti nel palazzo in cui gli hezbollah si fanno scudo di donne e bambini per sistemare le loro rampe di lancio. «Voglio vedere se hai il coraggio di colpirmi in questa casa piena di civili innocenti dalla quale io intendo seguitare a martellare le tue case e i tuoi civili innocenti senza temere la tua reazione»: questo il ragionamento di hezbollah che piazza le sua rampa nella massa umana in cui vigliaccamente si nasconde, sapendo che comunque incasserà un risultato. Se va bene, i missili resteranno protetti da mamme e bambini per poter comodamente uccidere altre mamme e altri bambini. Se va male, Israele farà una figura terribile davanti ad una comunità internazionale che soltanto a chiacchiere si finge «equivicina» ma che in realtà è ferocemente lontana da Israele, come dimostra la nessuna impressione, commozione e sdegno per i 23 bambini massacrati nel bus scolastico di Gerusalemme.
Gli articoli di ieri grondavano fiele dagli artigli e fra tutti ci ha colpito quello di Bernardo Valli su Repubblica («Chi è colpevole del sangue degli innocenti») perché conosciamo e stimiamo Valli, il quale peraltro quando può picchia su Israele come tutti. Ricordo ancora Bernardo quando eravamo rifugiati al «Four Lanterns» di Larnaca (lui allora lavorava per la Stampa e io per Repubblica) dopo una notte di vomito e di cannonate su un battello davanti al porto di Beirut, e di quando saltammo su un aereo che per poco non fu abbattuto dai caccia americani perché portava uno sceicco ricercato dall’intelligence. Conosciamo bene entrambi quella guerra e Valli la conosce quanto me se non di più. Per questo abbiamo fatto un salto già dal suo incipit: «Il sangue di Cana è schizzato in faccia a tutti», dove quel «tutti» come verrà spiegato man mano vuol dire soltanto israeliani e americani, come al solito, perché ai veri responsabili hezbollah dedica solo parole di rimbrotto amichevole.
Ma Valli raggiunge le vette dell’arte quando spiega ai suoi lettori ciò che abbiamo detto all’inizio: e cioè che Hezbollah nasconde le sue rampe missilistiche nei palazzi civili (da cui impedisce ai civili di fuggire perché devono fare da scudo umano) e che questa e soltanto questa è la ragione per cui Tsahal ha bombardato un edificio che è peraltro crollato sette ore dopo essere stato colpito, il che significa che molti se non tutti potevano essere evacuati e salvati, se soltanto Hezbollah avesse voluto. E allora Bernardo Valli sceglie la via giornalistica della verità parcellizzata a rate, resa quasi irriconoscibile: «La macchia (di sangue, ndr) non risparmi neppure gli hezbollah (quel “neppure” è già un capolavoro perché equivale a un “persino”) che muovendosi tra la popolazione civile la espongono a rappresaglie». Voi vedete già l’aria da premio Pulitzer che tira in queste righe dove non si dice che Hezbollah si fa scudo di civili terrorizzati, ma che si muove, come una allegra folla di indaffarati impiegati.
E poi viene il bello, se così si può dire: «I militari israeliani si sono naturalmente prodigati nel dimostrare che da quella casa di Cana presa di mira dalla loro aviazione partivano i missili diretti su Kiryat Shmona e Aufula, due località della Galilea occidentale». «Naturalmente» (è nella loro natura, suggerisce antropologicamente Valli) «quei furbacchioni degli israeliani “si sono prodigati” (chissà che fatica) nel dimostrare che la casa fosse il luogo da cui partivano i missili». Ma è anche da segnalare quel «località» riferito a due popolosi centri abitati israeliani come Shmona e Aufula.
Le «località» sono anonime, forse sono luoghi archeologici, forse residui geografici. Invece le città pulsano sangue e carne e questa ci sembra la differenza. Israele ha difeso il suo sangue e la sua carne, attaccati da Hezbollah nascosti fra la carne e il sangue libanese, allo scopo di uccidere impunemente gli israeliani. E poi ancora, senza forzare, Valli accetta con distrazione di ammettere che quella sostenuta dagli israeliani è la verità, tutta la verità, soltanto la verità. E lo fa con consumata eleganza, scrivendo: «È assai probabile che l’accusa sia esatta», eufemismo che sta per «è vero quel che dicono gli israeliani» e che dunque non richiede commenti, ma che fa da apristrada alla tesi secondo cui dai fatti di Cana finalmente si capisce, si giustifica, si spiega tutto l’odio di cui Israele è oggetto. Valli poi spiega l'arcano: l'arcano sta nell'arroganza di Israele nel ritirarsi dai territori occupati, senza concedere l'offa della vittoria ai suoi nemici.
E che si fa così? Israele si è ritirata dal Libano nel 2000 e poi da Gaza. Non è pazzesco, suggerisce Valli? Israele è «arrogante» perché non ha fatto finta di cedere Gaza ad Abu Mazen in modo di far credere che si trattasse di una sua vittoria. Invece gli israeliani hanno fatto il loro gesto senza contropartita e anzi con una contropartita di sangue. Non è questo indizio di certa malvagità? E poi Valli ci rifila la solita tiritera su quanto è più ragionevole trattare e parlare che non prendersi a colpi di bombe. Ah, se soltanto gli israeliani capissero una buona volta da Bernardo Valli e dagli altri saggi come lui che non con gli aerei ma con un invito a cena si risponde ad un anno di lanci missilistici. E Valli è, fra tutti, uno dei meglio. Vi risparmiamo gli altri della sinistra e lo facciamo per rispetto del comune senso del pudore.
p.guzzanti@mclink.it

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