La mafia ha risalito la Penisola Più casi in Lombardia che in Sicilia

RomaUn italiano su cinque, 13 milioni di persone, ha a che fare con la mafia, abita in un comune dove sono presenti infiltrazioni della criminalità organizzata. Questo rapporto sale al 77 per cento nel Centro-Sud: in Sicilia, Calabria, Puglia e Campania, quasi un abitante su 8 vive in un paese di cosche o di ’ndrine. L’analisi è costruita su tre parametri scientifici, scelti dal Censis per l’ultimo rapporto riguardante «il condizionamento delle mafie sull’economia», illustrato nella seduta plenaria della commissione Antimafia dal presidente, Beppe Pisanu. Solo in provincia di Napoli i comuni a sospetta presenza mafiosa sono 73. Il 95% della popolazione vivrebbe a stretto contatto con la camorra. Per quanto riguarda gli altri capoluoghi, sia a Reggio Calabria che a Bari che a Palermo oltre il 50% dei comuni della provincia sarebbero contaminati dalle mafie.
La criminalità organizzata è un vampiro che succhia i soldi dei cittadini: al 22% della popolazione che convive con la camorra, con Cosa Nostra, con la ’ndrangheta e con la Sacra corona unita corrisponde «soltanto il 14,6% del Pil nazionale, il 12,4% dei depositi bancari e il 7,8% degli impieghi», ha sottolineato Pisanu.
Dove c’è mafia c’è povertà: tra il 99 e il 2005 il Mezzogiorno è cresciuto cinque volte di meno rispetto alle altre aree europee considerate sottosviluppate. Le mafie «hanno risalito lo Stivale, ma nel Sud Italia sono cresciute a tal punto da costituire forse la principale causa e il principale effetto del mancato sviluppo di gran parte del Mezzogiorno».
I comuni «mafiosi», cioè a sospetta presenza di clan, in Italia sono 610, secondo lo studio del Censis. Per tutti ricorre almeno uno di questi indicatori: l’esistenza di cosche criminali riconosciute, la presenza di beni sequestrati alla mafia, o lo scioglimento di enti locali per infiltrazione.
Nonostante l’omertà sia ancora frequente, sono stati 26.900 i reati di tipo mafioso denunciati nel 2007. Significa oltre 70 denunce al giorno. La metà dei reati risultano commessi nelle quattro regioni del Sud.
La mafia ammazza di meno (119 omicidi denunciati nel 2007 contro i 208 del ’98) ma rovina sempre di più la vita delle sue vittime: «Le analisi - ha spiegato Pisanu - mettono in evidenza un forte incremento delle estorsioni e delle intimidazioni, di incendi e attentati. E un sensibile aumento del riciclaggio».

La ricerca mostra come una regione dove il numero degli incendi dolosi legati alla mafia sta crescendo in maniera preoccupante è il Molise. Nel 2007 i reati sono aumentati dell’82,6 per cento. In Lombardia le denunce legate alla mafia sono state più che in Sicilia: 2796 contro 2411.

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