RomaTre giorni fa la bocciatura del decreto anti-demolizioni, ieri il tonfo sulla governance sanitaria: passano due emendamenti «pesanti» del Pd, e il provvedimento deve essere rispedito in commissione.
Tempi duri per la maggioranza a Montecitorio. Tanto che Berlusconi sta seriamente pensando ad una lettera di richiamo a tutti i parlamentari del Pdl, soprattutto quelli con il doppio incarico. Certo ieri era un giorno critico per votare: in Parlamento la settimana è molto corta, e il giovedì i deputati sono già con la valigia in mano e un piede sul predellino del treno per tornare a casa. Fatto sta che son mancati allappello ben 74 (di cui 36 «in missione») parlamentari del Pdl e 15 della Lega, col risultato che due modifiche al testo del governo, proposte dalla ex ministro della Sanità Livia Turco, sono state approvate con lo scarto di un pugno di voti: 247 sì e 242 no la prima; 251 sì e 245 no la seconda. Applausi scroscianti dai banchi del centrosinistra, mugugni dallaltra parte, seduta sospesa e testo rinviato in commissione per un «momento di approfondimento», come dicono dalla maggioranza.
Tace Rosy Bindi, ma a due giorni di distanza si prende la sua rivincita: messa sotto accusa dal Pdl per aver chiuso troppo presto la votazione delle pregiudiziali di costituzionalità del decreto anti-demolizioni, bacchettata da Gianfranco Fini per non aver concesso la ripetizione del voto, ieri rideva sotto i baffi. Mentre il capogruppo Dario Franceschini cantava vittoria: «Fa giustizia di tutto ciò che è stato detto sulla Bindi. Per la cinquantesima volta abbiamo battuto la maggioranza, nonostante i quasi 100 deputati di differenza».
Il provvedimento sulla sanità stoppato ieri non è di poco conto: arrivato in aula dopo ben due anni di esame in commissione, introduce tra laltro novità sulla nomina di manager e dirigenti, criteri per la valutazione dei dirigenti medici, nuove regole per lintra moenia, e porta letà pensionabile a 67 anni, procrastinabile fino a 70. Pessimista il relatore, il Pdl Domenico Di Virgilio, che ora teme «tempi lunghi» per la riforma: dopo lo stop «non sarà facile trovare un equilibrio tra i poteri dello Stato e delle Regioni». E che qualche tensione sul merito del provvedimento ci sia, tra Pdl e Carroccio, lo segnalano le dichiarazioni della sottosegretaria leghista alla Salute, Francesca Martini: «I poteri delle Regioni non vanno inficiati ma aiutati a dispiegarsi», e lo stop alla legge sarà loccasione per «riflettere bene sulle competenze organizzative e gestionali delle Regioni», che con i suoi emendamenti la Lega voleva rafforzare. «Ed è questa la ragione per cui il testo deve tornare in commissione, non certo gli emendamenti del Pd», rivela il presidente della commissione Sanità Palumbo.
Nel centrodestra intanto è polemica sulle assenze. Apre il fuoco il blog finiano Generazione Italia: «E anche oggi alla Camera la maggioranza è andata sotto. Una situazione inaccettabile, che mette a repentaglio lattività del governo». Si è tentato di far credere che «il problema fosse Fini e i suoi deputati presunti sabotatori» ma il colpevole è un altro: «Si chiama incompatibilità. Sono troppi i deputati del Pdl che fanno gli assessori regionali, i consiglieri regionali, i sindaci, i presidenti di Provincia», è la denuncia.
Maggioranza con troppi assenti fa un doppio regalo alla sinistra
Segui Il Giornale su Google Discover
Scegli Il Giornale come fonte preferita
Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.