Che legame ci può essere tra alcuni imprenditori romani e un giornalista d’inchiesta come Sigfrido Ranucci, sotto contratto con la tv di Stato? Una domanda a cui può rispondere Fabrizio Montali, presente - a quanto risulta a Il Giornale che lo ha contattato- alla cena del 27 marzo 2024 in cui Valter Lavitola incontrò il noto imprenditore Antonio Pulcini, padre di Daniele, alla presenza di Ranucci e dello stesso Montali. Lavitola e Pulcini non andavano d’accordo perché avevano un pregresso contenzioso legato a un’operazione del cugino di Valter. Però quella cena si doveva fare: il faccendiere doveva comprare le mura del Cefalù Bistrot di Monteverde da Paola Rizzo, difficile da convincere. Ranucci avrebbe garantito per Valter, Montali per i Pulcini. Quella sera c’era anche Laura Cianfoni e i presenti in totale erano una decina. Piatto principale servito il 27 marzo 2024 è la trattativa: la titolare aveva opposto un netto rifiuto alla richiesta di Lavitola di rilevare l’immobile. La cena doveva favorire l’intervento di Pulcini (padre e figlio) sulla proprietaria dell’immobile (Paola Rizzo) affinché accettasse la vendita. Al tavolo c’è anche Ranucci. In quale veste? Mediatore? Amico? Sappiamo che sulla cena i magistrati della Procura di Roma vogliono fare chiarezza. I due imprenditori Antonio e Daniele Pulcini sono stati ascoltati dal pubblico ministero Edoardo De Santis. A quanto risulta a Il Giornale la cena sortì l’effetto sperato e, a dimostrazione di ciò, siamo in possesso della mail che Antonio Pulcini inviò a Lavitola il 28 marzo 2024, all’indomani dell’incontro con l’intesa raggiunta per definire l’acquisto (poi saltato). L’accordo per la vendita si basa su una cifra di 430mila euro. Tra le altre condizioni viene sancito il subentro di Lavitola nel mutuo assunto da Rizzo con una rata da 1700 euro al mese e liquidazione di alcune pendenze tra cui un pignoramento di 43.500 euro. Intesa chiusa. Il Giornale ha parlato con Montali, che aggiunge nuovi dettagli e si dice pronto a raccontare tutto ai magistrati: «Se mi dovesse chiamare l’autorità giudiziaria poi dovrò riferire a loro», dice in apertura della telefonata. All’inizio divaga poi ammette di conoscere bene Ranucci: «Io l’ho visto più volte. Non solo in un’occasione e basta». Ma in compagnia di Lavitola? «Non sempre, io l’ho incontrato anche senza, ho un rapporto con Ranucci». Gli chiediamo perché un giornalista d’inchiesta veda regolarmente un imprenditore romano amico dei Pulcini senza che questi siano nemmeno oggetto di una sua attività giornalistica: «Con Ranucci ho un rapporto di sintonia, di curiosità, noi ci sentiamo, guardiamo, chiacchieriamo». E il filone del carbon credit? Quello per cui il faccendiere avrebbe raccolto milioni di euro oggi presenti su conti off shore? Sembra che sia stato proprio Montali a portare Lavitola dall’avvocato Amara per parlarne: «Io so che l’avvocato Amara cercava una persona con esperienza giornalistica per avere dei consigli per mettere in piedi un giornale suo». Tornando alla cena, Montali avrebbe fatto da mediatore: «I Pulcini non hanno bisogno di me per parlare con qualcuno, anche perché ci conosciamo tutti da anni. Non ricordo se hanno parlato di questioni che riguardavano il locale, ma è possibile perché c’era Pulcini. Ma loro si saranno visti altre centomila volte, mica solo quella sera». E aggiunge: «Sicuramente ne avranno parlato mille volte». Inizialmente non entra nel merito della questione delle mura, poi ammette: «So che i contenziosi erano molto complicati, perché la controparte è una persona non disponibile (Paola Rizzo ndr). So che loro in generale stavano cercando di trovare una soluzione per un contenzioso, ma che non fosse semplice che lo trovassero». In che modo questo ha influito sulla puntata ma trasmessa da Report su Banca Progetto? Un filone in mano alla Procura capitolina in cui proprio Pulcini figura nella lista degli indagati. La testimonianza rivela due aspetti centrali: Ranucci presenziava alle cene in cui si parlava di affari e aveva un rapporto consolidato con il mondo dell’imprenditoria romana.
