Parla il ministro Carlo Nordio. Rispettando ovviamente i doveri del suo ruolo, ma senza troppa diplomazia.
Ministro, archiviata l'inchiesta sulle stragi del '93, nella quale erano addirittura indagati Berlusconi e Dell'Utri. Non le pare che fosse un'inchiesta assolutamente assurda e che abbia portato danni gravi sia allo Stato sia alla reputazione degli indagati?
«Quando un'inchiesta dura decenni non è solo assurda, è incompatibile con lo Stato di diritto. Da noi accade per il connubio tra principi che, presi singolarmente, sarebbero sacrosanti, ma messi insieme diventano catastrofici».
Quali?
«L'obbligatorietà dell'azione penale, lo svincolo dei Pm da qualsiasi forma di controllo, e l'incapacità del Csm di disciplinare questo esercizio. Così può accadere che un Pm, una volta archiviata un'inchiesta, se ne trattenga un pezzetto e ricominci daccapo. È quella che si chiama clonazione del fascicolo, ed è quella di cui è stato vittima Berlusconi, anche da morto».
Il tempo passa, resta il fatto che ci sono alcune Procure che aprono le inchieste non perché abbiano prove o indizi consistenti, ma perché convinte di una tesi politica. Sbaglio?
«In questi giorni il sindaco Sala ha detto che in Procura a Milano qualcuno fa politica. È un'affermazione grave, ma significativa. Io comunque non credo, e non voglio credere, che queste clonazioni processuali su Berlusconi siano state determinate da ragioni politiche, ma piuttosto da radicati pregiudizi di alcuni Pm. Il rimedio sarebbe molto semplice: quando un Pm chiude un'inchiesta, se occorre aprirne un'altra analoga, si deve affidarla a un Pm diverso. Da noi questo non è obbligatorio, e nemmeno previsto».
Lei ha conosciuto bene Berlusconi?
«Anni fa ho incontrato Berlusconi un paio di volte, in occasioni diverse. Dopo le elezioni, una volta sola. L'ho sentito pochi giorni prima della sua scomparsa, si congratulava per l'iniziativa sulla riforma costituzionale. Aveva una voce affaticata, ed è stato molto commovente».
Oggi Berlusconi manca all'Italia?
«Persone così straordinarie mancano anche a chi non ne condivide le idee. Ad esempio a me, che non sono certo di sinistra, mancano le conversazioni con comunisti cossuttiani come Giobatta Gianquinto, o riformisti come Emanuele Macaluso».
Non pensa che una delle ragioni della crisi della sinistra italiana sia
stata la scomparsa di Berlusconi e dunque la fine obbligata dell'antiberlusconismo?
«Non sta a me valutare se la sinistra sia o meno in crisi. Certo non ha un programma molto chiaro e specifico, e in politica estera è addirittura contraddittorio. Si è rinvigorita con la vittoria del referendum, ma la batosta di Venezia l'ha ridimensionata. Avrebbe dovuto capire che le elezioni non si vincono con i No».
La destra di oggi è una destra del tutto nuova o è ancora condizionata dalle idee liberali di Berlusconi?
«La destra ha trovato in Giorgia Meloni una formidabile aggregatrice delle sue varie anime, da quella conservatrice a quella più liberale, tutte comunque unite nell'orgoglio di essere italiani».
L'irruzione della televisione privata, a metà degli anni Ottanta, ha migliorato o peggiorato il sistema informazione?
«Non l'ha solo migliorata, l'ha rivoluzionata. La vecchia tv aveva prodotto programmi straordinari, a cominciare da alcuni sceneggiati con attori di consolidata esperienza teatrale. Ma nella comunicazione si era irrigidita in un conformismo che assecondava, nei tre canali, le aspettative dei tre partiti maggiori. Tuttavia le tribune politiche dell'epoca erano di una levatura oggi perduta».
Oggi il sistema informazione è in buona salute o è travolto dalla faziosità?
«È in fase di trasformazione. I social stanno sostituendo la carta stampata e la stessa televisione. Questo porta a una semplificazione dei messaggi e, nei casi peggiori, a un sensazionalismo ingannevole e volgare».
Cosa pensa della diatriba tra il «Fatto Quotidiano» e il presidente della Repubblica sul caso Minetti?
«Quello al presidente è stato un attacco vile e deplorevole. Ma la cosa più grave è che in questo tranello sia caduta gran parte dell'opposizione. Anche un bambino avrebbe capito che il bersaglio di quel giornale era Mattarella, mentre Pd e 5 stelle hanno creduto che fosse il sottoscritto e quindi il governo. Così si sono scatenati con un'arroganza isterica, chiedendo le mie dimissioni. Rileggendo ora quelle loro filippiche, capiranno che si sono coperti di ridicolo. E mi sono stupito che una persona seria come Elly Schlein abbia permesso ai suoi parlamentari di essere così sprovveduti».
Lei ha pubblicamente ringraziato Mattarella per la fiducia che le ha riservato durante le surreali ricostruzioni della vicenda. È stato
importante avvertire il suo supporto?
«Certo, e vorrei dire che non è mai venuto meno. Ma, ripeto, mentre posso accettare le illazioni malevole contro un ministro, altrettanto non posso dire per chi offende il presidente della Repubblica».
La procura generale di Milano ha lavorato bene sul caso Minetti?
«Ha lavorato benissimo, in modo rapido ed efficace, come richiedeva la situazione anomala che si era creata. Peraltro il contatto è sempre stato stretto e cordiale. Ora leggo che Travaglio vuole denunciare la PG Francesca Nanni. E pensare che sono quattro anni che mi dà dell'ubriacone!».
Lei ha fortemente voluto che i detenuti tossicodipendenti possano lasciare il carcere e andare in strutture protette. Quanto inciderà questo sulle criticità delle nostre carceri?
«Influirà molto, sia in termini quantitativi che qualitativi. I tossicodipendenti sono oltre un quarto dei detenuti. Tolti i veri spacciatori e gli appartenenti alle cosche, i più sono malati da curare piuttosto che criminali da punire. Se ne spostassimo in comunità protette anche solo la metà, la deflazione carceraria sarebbe consistente. Ma non dimentichiamo l'aspetto umano e sociale. Un tossicodipendente curato e recuperato raramente è un recidivo, e può ritornare dignitosamente alla società civile».
Come sono i suoi rapporti con Mediaset dopo la questione «Carta Bianca»?
«Sono rapporti curati dal mio legale.
Non si tratta, come molti hanno scritto, di querele, ma di richieste risarcitorie. Quello che otterrò sarà devoluto in beneficenza, e in parte alla protezione dei gatti».P.s. Viene da sorridere pensando a come si chiama il legale di Nordio: avvocato Giulio Micioni