La Procura di Roma, che nei giorni scorsi ha sentito in Via Inselci come testimone per cinque ore la donna vicina a Ranucci, Laura Cianfoni, sarebbe pronta a chiedere il giudizio immediato per Valter Lavitola, Clesio Tavares e i 4 bombaroli sull’attentato contro Sigfrido Ranucci. Con la deposizione-confessione di ieri, anticipata dal Giornale, di Saverio Mutone, quarto e ultimo componente della banda che materialmente ha piazzato la bomba la sera del 16 ottobre, l’inchiesta potrebbe essere giunta a un punto decisivo e suffragata da un impianto accusatorio solido. Dunque, l’intenzione della Procura potrebbe essere quella di saltare l’udienza filtro davanti al Gup e andare direttamente a processo. Una mossa che, se così fosse, delineerebbe una strategia precisa degli inquirenti: separare l’iter processuale sulla bomba da altri fascicoli che potrebbero giungere a un punto decisivo nelle prossime settimane.
A cominciare dal filone sul carbon credit, dopo le dichiarazioni di Natalia Potenza, ex compagna di Valter Lavitola, fino ai legami tra Lavitola e Sigfrido Ranucci. Fino ai traffici all’estero del faccendiere. Con la quarta confessione si aggiunge un altro importante tassello all’inchiesta sull’attentato del 16 ottobre 2025 contro il giornalista Sigfrido Ranucci. Saverio Mutone, accompagnato dal suo legale di fiducia, l’avvocato Carolina Schettino, ha parlato per otto ore spiegando al pubblico ministero Edoardo De Santis nei minimi dettagli la preparazione e la realizzazione del sopralluogo. E soprattutto Mutone ammette in un passaggio un elemento centrale: «Non dovevamo far male a nessuno». Si conferma dunque, la pista della «bomba d’amore». L’obiettivo fu quello di creare un caso mediatico. E non di arrecare danni all’ex conduttore di Report.
Dal racconto di Mutone agli inquirenti nel carcere di Rebibbia emerge un episodio alquanto inquietante: il momento dell’esplosione fu filmato con il telefonino. Il video, inviato a Clesio Tavares, sarebbe servito per mostrare a Lavitola la perfetta esecuzione dell’attentato. La dinamica sembra ormai chiara per gli inquirenti. Lavitola, amico stretto di Ranucci, incarica il suo factotum Clesio Gomez Tavares di organizzare un finto attentato contro Mr Report. Ai magistrati Lavitola dichiara: «L’ho fatto per tutelare Ranucci, per fargli aumentare la scorta». Lavitola addirittura avrebbe proposto a Ranucci, secondo quanto riferito in sede di confessione e secondo i riscontri rinvenibili nelle intercettazioni tra i due, di prestargli Tavares come guardia del corpo. Il camerunense, che si è allontanato dall’Italia aprile, ha arruolato per l’azione i quattro bombaroli: Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone e Marika De Filippis. D’Avino e Passariello hanno già reso dichiarazioni ammettendo le proprie responsabilità. D’Avino, De Filippis, Mutone e Gomes effettuano un sopralluogo una settimana prima dell’azione. Poi il 16 ottobre scatta il blitz fuori casa Ranucci. Mutone conferma che Passariello azionò la bomba con un telecomando. L’esplosione fu ripresa con il cellulare. Video poi spedito via wp e cancellato. Infine, Mutone ha parlato anche dell’approvvigionamento dell’esplosivo, avvenuto a Sperone in provincia di Avellino e sistemato in casa di D’Avino. Entro il 25 ottobre, intanto, saranno depositate le motivazione da parte del Riesame, che ha rigettato la richiesta di scarcerazione avanzata da Lavitola. I suoi legali preparano l’appello, puntando a smontare l’aggravante mafiosa. Se si andasse effettivamente verso il giudizio immediato, senza passare l’udienza preliminare, quello che si chiude è solo il primo capitolo della storia Ranucci-Lavitola
