La vicenda della Camera arbitrale islamica italiana arriva all’attenzione della magistratura in meno di un giorno. E il caso finisce perfino in Parlamento. La Procura di Padova, guidata da Angelantonio Racanelli, ha aperto oggi, 8 ottobre, un procedimento a modello 45, quindi senza indagati né ipotesi di reato, in seguito all’esposto presentato dall’avvocato Francesco Minutillo, membro dell’Assemblea nazionale di Futuro Nazionale.
Giustizia di Allah: sharia in Italia col primo tribunale aperto a PadovaNon solo. Il senatore di Italia viva, Ivan Scalfarotto, capogruppo nella commissione Giustizia del Senato, ha presentato un’interrogazione ai ministri della Giustizia e dell’Interno. “A Padova opera una Camera arbitrale islamica che chiama i propri arbitri ‘Tribunale sciaraitico’, decide secondo la sharia e applica il diritto italiano solo dove la sharia tace: è scritto nel suo regolamento. Il tribunale che rende esecutivo un lodo ne controlla solo la regolarità formale: se chi perde non impugna, magari perché la famiglia o la comunità premono, nessun giudice guarderà mai dentro quella decisione” ha detto. Motivo per cui ha deciso di presentare un’interrogazione.
“L’arbitrato è uno strumento legittimo, una giustizia parallela e a porte chiuse no. Il sito promette riservatezza ‘in questioni familiari’ e il regolamento consente di trasmettere il lodo alle associazioni islamiche del luogo in cui vive chi ha perso: si chiama gogna - ha aggiunto - Chiedo al governo quanti lodi sono stati emessi, su quali materie e chi sono gli arbitri, e come intenda garantire che nessuno in Italia sia giudicato secondo regole incompatibili con la Costituzione, a partire dalla laicità dello Stato e dall’uguaglianza tra uomini e donne. L’integrazione è la sfida più importante che abbiamo, e si fa con gli stessi giudici e gli stessi diritti per tutti. Una comunità che si dà i propri tribunali non è solo una comunità che si chiude e si sottrae alle regole comuni: è una comunità in cui chi ha meno voce non può più contare sullo Stato per la tutela dei propri diritti”.
Al centro degli accertamenti, dopo la richiesta di chiarimenti e le interrogazioni parlamentari presentate anche da Fratelli d’Italia e Lega, c’è l’organismo costituito il 3 marzo scorso a Padova, in via Armistizio 13, che si propone di risolvere controversie civili e commerciali attraverso un arbitrato ispirato ai principi della Sharia, ovvero la legge islamica.
A fondarlo è stato Omar Vanin, avvocato iscritto all’Ordine di Padova e docente a contratto all’Università di Padova. La Camera si presenta pubblicamente come una via alla “Giustizia Islamica in Italia” e nel proprio regolamento utilizza la denominazione di “Tribunale Sciaraitico”.
È proprio il rapporto tra ordinamento italiano e diritto islamico a essere stato sollevato nell’esposto. Il regolamento prevede infatti che gli arbitri applichino i precetti della Sharia e richiama il diritto italiano per le questioni non disciplinate dalla legge islamica.
Ora la magistratura dovrà verificare in che modo ha intenzione di operare l’organismo e se si muova nel perimetro consentito dalla legislazione italiana oppure se possa configurarsi, nella pratica, un circuito di giustizia parallelo.
Il procuratore Racanelli, annunciando l’apertura del fascicolo, ha assicurato che la Procura “svolgerà, come sempre, i compiti che la legge gli affida, svolgendo i doverosi accertamenti”. L’apertura del modello 45 non significa che siano stati individuati reati, ma segna l’avvio di verifiche ufficiali sulla vicenda.
“Apprendo con sconcerto, da un articolo pubblicato da “Il Giornale” della costituzione, a Padova, della “Camera Arbitrale Islamica Italiana” che prevede un “Tribunale Sciaraitico”, composto da uno o tre arbitri, chiamato a decidere le “controversie secondo procedure ispirate ai canoni della sharia” e, nei casi di decisione secondo diritto, “applicando i precetti della sharia comuni alle nazioni islamiche”. Tale iniziativa desta preoccupazione e pone interrogativi circa i rapporti tra l’attività dell’organismo e i principi fondamentali dell’ordinamento giuridico italiano. Per questo ho presentato una interrogazione ai Ministri dell’Interno e della Giustizia per sapere se siano a conoscenza della vicenda, se siano state effettuate verifiche sulla compatibilità dello statuto e del regolamento dell’associazione con la Costituzione e con la legislazione italiana, se risultino già attivati procedimenti o adottate decisioni da parte del cosiddetto “Tribunale Sciaraitico” e quali iniziative il Governo intenda assumere affinché l’eventuale attività arbitrale si svolga esclusivamente nei limiti e nel rispetto dell’ordinamento giuridico italiano”. Lo dichiara il Presidente della Commissione Esteri e Diesa del Senato, sen. Maurizio Gasparri.
