Le repliche a Giuseppe Conte sulla gestione della pandemia non sono finite. Questa volta è la Jc Electronics, di proprietà di Dario Bianchi, a smentire il leader pentastellato con una lunga nota. L’oggetto è ancora il contenuto dell’audizione di Conte in Commissione Covid. In quella circostanza, il leader grillino aveva diffidato il governo dal pagare 100milioni alla Jc Electronics per chiudere il contenzioso con lo Stato. La vicenda è datata: l’azienda è entrata in gioco durante la prima fase della pandemia. Poi la struttura commissariale ha interrotto all’improvviso la commessa. Ne è nato un contenzioso per cui lo Stato ha dovuto risarcire la Jc. Davanti ai commissari che lavorano sugli scandali legati alla pandemia, Conte aveva rivelato l’esistenza di un documento di 10 pagine in forma anonima. Si tratterebbe, in realtà, di un dieci pagine, di un verbale scritto dalla struttura commissariale e dall’Agenzia delle Dogane. Un testo che l’ex premier ha comunicato di aver recapitato in Procura per via del contenuto secondo cui «le mascherine importate...erano diverse da quelle dichiarate». «Esiste la concreta possibilità che siano stati consegnati a una società privata milioni di euro dello Stato. Una cifra enorme, per mascherine che non corrispondevano alle caratteristiche dichiarate», ha insistito Conte davanti al presidente della Commissione Marco Lisei e agli altri presenti. La Jc Electronics è intervenuta ricordando che «il tribunale di Roma» ha «rigettato la querela di falso» dell’avvocatura dello Stato, della presidenza del Consiglio e del ministero della Salute. La sentenza è del 21 luglio 2025. «Le stesse mascherine prosegue la nota sono oggetto» di un’altra sentenza «che ha condannato le amministrazioni a un risarcimento di oltre 203 milioni di euro...». Insomma, la documentazione prodotta da Conte non sarebbe affatto «riservata» o «sconosciuta». I richiami del contenzioso, poi, dimostrerebbero che i dispositivi non fossero contraffatti. Per l’azienda, ancora, non è vero che lo Stato avrebbe pagato «in tutta fretta». Se non altro perché «tra la sottoscrizione dell’accordo transattivo e il pagamento sono trascorsi quasi cinque mesi». L’ultimo passaggio della nota, infine, riguarda una delle tante contraddizioni che Conte ha esibito in commissione. L’ex premier ha dichiarato, anche in tv, di conoscere gli atti. Poi, però, ha consegnato in Procura un documento che sarebbe tutt’altro che sconosciuto e riservato. «Come si concilia quella dichiarata conoscenza degli atti con la loro presentazione» in Procura e in Commissione?, si domanda la Jc Electronics. Le audizioni del leader pentastellato in Commissione non sono finite. L’appuntamento è per settembre.

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