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Magistratura

Valter e Sigfrido: “È un fratello: vicino ai giudici, è il più potente”

“Se la bomba l’ho fatta mettere io, l’ho fatto insieme a Ranucci”. “Berlusconi ti avrebbe fatto copresidente”

Lavitola si pente: "Spero che questa vicenda non rovini la vita a Ranucci"

C’è un’intercettazione ambientale del 5 luglio 2026 che svela in modo inequivocabile il legame tra Valter Lavitola, indagato per essere il mandato dell’attentato contro Sigfrido Ranucci, e lo stesso Ranucci. È un’intercettazione che scrivono gli inquirenti assume un «elevato interesse investigativo». È il 5 luglio 2026, sono trascorsi appena tre giorni dalla perquisizione effettuata dai carabinieri a casa di Lavitola, quando l’ex direttore de L’Avanti viene intercettato alle ore 17 e 57 nella sua auto (Toyota Aygo) mentre parla in portoghese con un soggetto non identificato di nome Ivan. Lavitola rivela di essere stato al telefono la notte precedente con Ranucci per due ore. E si lascia scappare un passaggio che potrebbe aprire nuove ombre sul ruolo di Mr Report: «Ieri sera siamo stati due ore al telefono, era incazzato nero, difendendomi. Io spero che continui a fare questo. Questo è un giornalista potente, più vicino ai giudici che ci sono in Italia».

Per Lavitola la difesa di Ranucci diventa un passaggio chiave. Soprattutto se letto alla luce di un’altra conversazione che lo stesso faccendiere intrattiene il 2 luglio alle 03.56 con Ranucci (la sera della perquisizione) nel quale manda un messaggio tra le righe. Quella notte Lavitola è in auto con la moglie (Natalia Potenza) e riferisce al telefono con Ranucci la conversazione avuta con il colonnello dei carabinieri durante la perquisizione: «Andiamo a finire su tutti i giornali, si dirà che Ranucci si è fatto l’attentato da solo. Chi ci crede che glielo ho fatto io? Tanto vale che diciamo che l’abbiamo fatto insieme».

Parole ripetute domenica al sito Mow Mag: «Se la bomba l’ha messa Gomez, vuol dire che l’ho fatta mettere io. E se l’ho fatta mettere io, l’ho fatto insieme a Ranucci». Poi il discorso scivola sugli affari in Africa.

Messaggi che sembrano preannunciare un colpo di scena.

Ritornando poi alla conversazione in auto del 5 luglio 2026 in portoghese con l’amico di nome Ivan, Lavitola lancia un avvertimento: «Dovrò attaccare un mio fratello (Ranucci), dovrò attaccare un fratello, come faccio? Dovrò mettermi contro un fratello». Sono tre intercettazioni che gettano ombre sul rapporto tra Ranucci e Lavitola. Tra vittima e presunto carnefice. È vero che il Gip ribadisce l’assoluta buona fede di Ranucci. Ma è altrettanto vero che gli investigatori puntano su queste conversazioni per fugare ogni tipo di dubbio.

C’è un’altra conversazione che spiegherebbe il metodo Report. È la sera del 27 ottobre 2024. La trasmissione di Ranucci va in onda con un servizio durissimo contro l’ex governatore della Liguria Giovanni Toti.

Lo fa a seggi aperti. In quel fine settimana (27 e 28 ottobre 2024) si vota per eleggere il nuovo presidente della Regione Liguria. Toti si è dimesso in seguito a un’inchiesta. Andrea Orlando del Pd sfida l’ex sindaco di Genova Marco Bucci. Dopo l’inchiesta di Report contro il centrodestra, Lavitola manda un messaggio a Ranucci: «Va bè i seggi sono chiusi». Facendo riferimento al fatto che la puntata non potrà influenzare il voto. E Ranucci ribatte: «Domani riaprono».

Giusto, si vota anche il lunedì. Lavitola compiaciuto gli invia un nuovo messaggio: «Berlusconi ti avrebbe fatto copresidente e poi ti avrebbe ceduto il posto». Questa conversazione dimostrerebbe come Lavitola sia anche inserito nelle dinamiche di Report.

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