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Magistratura

Adesso è indagato il “metodo Report”. Oggi Lavitola sarà interrogato

Sotto la lente le ingerenze nel programma. Il legale di Ranucci: “È vittima di un teatro della follia”

"Ranucci via da Report". Ma lui smentisce: "Falsità"

C’è un secondo filone di indagine. Che corre in parallelo alla bomba contro Sigfrido Ranucci. Un filone che vede sempre come protagonista Valter Lavitola. Ma stavolta non si occupa della sicurezza del conduttore e amico del mandante, ma della sua trasmissione: Report. I servizi sono stati orientati? Alcuni di questi avevano un «mandante», un coautore occulto, un uomo che si occupava della regia pur non facendo parte della redazione?

È questa la domanda a cui presto troveremo una risposta grazie a una parte di un’informativa trasmessa dal nucleo dei carabinieri di Roma al pm Edoardo De Santis, in cui si cerca di comprendere quali e quante siano state le ingerenze di Valter Lavitola (considerato dalla procura l’unico mandante dell’attentato contro Ranucci) e Report. E, forse, in questa direzione potrebbe essere il faccendiere stesso a fornire una delucidazione, qualora dovesse decidere di rispondere alle domande dei pm durante l’interrogatorio che si terrà oggi alle 12 presso il carcere di Rebibbia.

Secondo quanto risulta a Il Giornale, infatti, alcuni servizi potrebbero essere stati addirittura decisi insieme o quantomeno suggeriti caldamente da Lavitola a Ranucci e certo non si tratta di un unico caso o di una sola puntata.

Lavitola sapeva tutto, era parte integrante della quotidianità di Mr Report. Eppure, nonostante queste intercettazioni, tutte le risultanze investigative e il duro lavoro di carabinieri e magistratura c’è chi resta ancora in silenzio. E quel qualcuno si chiama proprio Sigfrido Ranucci. Ad esprimersi al suo posto c’è il legale secondo cui il suo assistito è «tre volte vittima, di un attentato grave e pericoloso, di un tradimento e di una strumentalizzazione da parte di un amico in un delirante teatro della follia (se i fatti verranno accertati) e, in ultimo, con forse maggiore gravità, di una massiva e persistente campagna di linciaggio mediatico e politico che con congetture insinuazioni ha cercato di trasformare la vittima nel beneficiario più o meno consapevole dell’attentato».

Per gli inquirenti è però fondamentale comprendere fino a che punto si spinga questo legame e cercheranno di per far luce su ogni aspetto del loro legame. Non è certo una novità, comunque, che Lavitola fosse vicino ad alcuni giornalisti della squadra di Report, avendo fatto accesso in Rai anche in due occasioni e avendo ospitato un inviato di Ranucci, estraneo alla vicenda, nel suo Bed and Breakfast a Monteverde. A essere però certamente al corrente della centralità di Lavitola nella vita di Ranucci è il giornalista che si è occupato del Cantiere Navale Vittoria, una delle piste che fin da subito Ranucci aveva suggerito agli inquirenti come possibile collegamento con la bomba sotto casa sua. Si tratta di Daniele Autieri che dopo la perquisizione eseguita a luglio dai carabinieri aveva scritto su Signal (un’applicazione che solitamente si usa nel tentativo di non essere intercettati, e già ciò dovrebbe comunque generare delle domande) a Lavitola: «Ciao Valter, mi ha chiamato Sigfrido, mi ha detto che i carabinieri sono venuti da te? Ci vogliamo sentire?». Perché un giornalista di Ranucci avrebbe dovuto sentire Lavitola? Era stato Ranucci a chiederglielo? Il 10 luglio del 2026, quando Autieri è stato sentito, in merito alla conversazione della sera del 4 luglio 2026 faceva sapere che «il messaggio, inviato due minuti dopo la prima chiamata ricevuta da Ranucci, è stato spontaneo e non l’ho inviato su richiesta di Ranucci () Non ho nemmeno mai detto a Ranucci di aver inviato questo messaggio». Può sembrare quantomeno singolare, soprattutto perché non si comprende il motivo per cui Ranucci abbia avvisato della perquisizione il suo inviato.

Anche perché quella notte il faccendiere parlò anche con il suo amico fraterno, in una telefonata che a Il Giornale l’indagato definì «una chiamata fiume», in cui Ranucci manifestava la sua incredulità per il presunto ruolo dell’uomo che frequenta dal 2019. Certo è che fa specie che questo scetticismo sul lavoro della Procura di Roma provenga proprio da chi ha sfilato tra gli applausi dell’Associazione nazionale magistrati. Bisogna solo saper accettare anche quelle tesi (siamo ancora nella fase delle indagini preliminari) che, evidentemente, non si gradiscono. Ma certamente le indagini affidate al pm Edoardo De Santis riusciranno a chiarire ogni ombra che ancora gravita attorno a questa triste vicenda.

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