L’inchiesta sull’attentato contro il conduttore di Report Sigfrido Ranucci giunge a uno snodo chiave: domani mattina, a partire dalle ore 9, nel carcere di Rebibbia i magistrati interrogheranno nuovamente tre dei quattro presunti autori materiali dell’azione. In realtà, sono stati i bombaroli a chiedere di parlare con il pm della Dda Edoardo De Santis. Si tratta di un passaggio chiave, perché Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello e Marika De Filippis (Saverio Mutone ha cambiato legale di recente) avrebbero deciso di vuotare il sacco e raccontare tutto ai magistrati. Si delinea così il puzzle sulla bomba contro Mr Report piazzata il 16 ottobre scorso.
L’interrogatorio dei bombaroli ruoterà su tre punti. Il primo passaggio sarà quello di ribadire che l’obiettivo dell’attentato era quello di non creare danni. Un’azione dimostrativa. Racconto che trova conferma nella confessione di Lavitola. Il secondo punto riguarda la conoscenza o meno dei 4 con l’ex editore dell’Avanti, e su questo punto c’è un dettaglio che emerge. Clesio Tavares, considerato l’intermediario tra mandante e ed esecutori, scappato dall’Italia, avrebbe sempre sbandierato la sua amicizia con un potentissimo uomo d’affari di Roma: Valter Lavitola. E quando il camerunense avrebbe ordinato ai 4 di compiere l’attentato avrebbe spiegato che si trattava di un favore per il suo amico romano. E quindi i 4 avrebbero avuto contezza del mandante. Pur non conoscendolo di persona.
Sarà poi decisivo l’interrogatorio di Marika De Filippis, moglie di D’Avino. È lei che, in un’intercettazione, post attentato, parla del «dottore» (il modo in cui veniva chiamato il faccendiere). È un passaggio su cui De Filippis dovrebbe chiarire la sua conoscenza o meno con Lavitola. L’interrogatorio dei 4 bombaroli dovrebbe chiudere il primo troncone dell’inchiesta. A cui manca un tassello: il mandante del mandante (Valter Lavitola). Chi ha ordinato a Lavitola di preparare un attentato a fin di bene per il suo amico Sigfrido Ranucci? Il movente della scorta continua a non convincere gli inquirenti. Però sia Lavitola che i quattro bombaroli accreditano la tesi dell’attentato farlocco. Organizzato per fare un favore al conduttore di Report. Di quale favore si parla? L’ascesa politica, come scrivono gli inquirenti nell’ordinanza? O il potenziamento della scorta, come confessato Lavitola ai giudici?
Altri chiarimenti arriveranno il 7 settembre, giorno in cui è fissato l’interrogatorio di Valter Lavitola. Il secondo dopo la confessione. Solo dopo toccherà alla vittima, Sigfrido Ranucci, chiamato a chiarire alcuni passaggi coperti da ombre e dubbi. A cominciare dalla famosa telefonata avvenuta la notte della perquisizione a casa Lavitola: la vittima cercava un alibi per il mandante del proprio attentato.
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