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Magistratura

Il buonsenso che corregge un’ingiustizia

Un’ottima notizia in una società evidentemente disabituata alla normalità e ormai rassegnata al diritto che si fa rovescio e schiaffeggia il buonsenso

Torino, chiuso dalla polizia amministrativa il minimarket dove il 28 agosto si sono consumate due violenze sessuali, una ai danni di una tredicenne. Sulla saracinesca la scritta: «Pedofilo infame, in mano al popolo». Torino, Italy - News - September 2, 2026. (Photo by Fabio Ferrari/LaPresse)

C’è un giudice a Torino. La decisione del Tribunale del Riesame che ha ordinato la .custodia cautelare in carcere per il 42enne originario del Bangladesh accusato di violenza sessuale nei confronti di una tredicenne, è un’ottima notizia. Un’ottima notizia che arriva dopo giorni di sbigottimento generale (sinistra a parte) per una scelta che era sembrata assurda e incomprensibile a tutti.

Un’ottima notizia in una società evidentemente disabituata alla normalità e ormai rassegnata al diritto che si fa rovescio e schiaffeggia il buonsenso. Un minimo riassunto dei fatti: una ragazzina denuncia di essere stata molestata all’interno di un minimarket a Torino, il responsabile dell’abuso viene arrestato e poi rilasciato solo con un blandissimo obbligo di firma. Non serviva un raffinato esperto di diritto per comprendere l’iniquità della decisione.

Sarebbe bastato il sopraccitato buonsenso.

La scarcerazione dell’uomo ha fotografato, per l’ennesima volta, la scollatura tra una parte della giustizia e la società reale. «Chi lo spiega alla famiglia?», aveva detto la premier Giorgia Meloni, interpretando quello che pensava la stragrande maggioranza degli italiani. Perché lasciare a piede libero un molestatore - qualunque sia la sua nazionalità non significa solo (e non è poco) aumentare la sofferenza della persona che ha subito la violenza, ma significa anche certificare l’incertezza del diritto e aprire la strada ad altri criminali.

La decisione di ieri, logica e ovvia in un mondo normale, arriva però solo dopo una sollevazione popolare che ha interessato la politica e l’opinione pubblica. Ed è questo che spaventa e lascia un dubbio: senza la mobilitazione generale quale sarebbe stata la decisione del Riesame?

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