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Magistratura

Il centrodestra reagisce: “Deve dimettersi immediatamente”

L’ex toga siciliana: “Ancora accuse assurde”. Scontro tra Colosimo e Gubitosa

"Basta attacchi politici alla memoria del Cav. Noi non staremo zitti"

«Dimissioni», è il mantra della maggioranza in commissione Antimafia. Roberto Scarpinato deve lasciare un organismo che, per ammissione del Procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca, «voleva seppellire di carte» di concerto con l’ex collega di Palermo Gioacchino Natoli, pur di aggirare le ombre sul suo operato nella gestione del dossier mafia-appalti e nella ricostruzione della fantomatica «pista nera con Stefano Delle Chiaie ideatore» dietro le stragi di Capaci e Via d’Amelio che teoricamente è una strada percorribile ma non è quella indicata da Alberto Lo Cicero e dalla compagna Maria Romeo, che vale «zero tagliato, anzi -273,15 gradi Celsius, lo zero assoluto».

È l’ennesima sconfessione pubblica di De Luca, che accusa alcuni magistrati di essere «avvicinabili, malleabili, non nemici di Cosa Nostra» e che ha avuto parole forti anche a difesa di Santi Bologna, gip nisseno autore del decreto di archiviazione che ha inguaiato il senatore M5s ma scaricato nei fatti dall’Anm. «Definire salto di livello sproporzionato e intollerabile l’attacco di Scarpinato al gip Bologna è una pietra tombale sull’ipocrisia M5s», tuona Raoul Russo (Fdi). L’opposizione ha una lettura opposta dell’audizione, che secondo M5s «si è svolta in un clima intollerabile tra battutine, risate malcelate, ammiccamenti, e attacchi unidirezionali e sguaiati» verso Scarpinato, dice la deputazione grillina in Antimafia, puntando il dito contro la presidente Chiara Colosimo per la gestione di una seduta che «passerà alla storia per aver umiliato una storica e importantissima istituzione», sostengono invece Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho e Michele Gubitosa. «L’accusa di depistaggio a Scarpinato è infondata, al telefono non concordavano alcuna falsità, nessuna bugia, nessun indirizzo sbagliato. Lo dice il Fatto», insistono.

Proprio Gubitosa ha accusato il magistrato siciliano di aver utilizzato intercettazioni non necessarie del senatore Scarpinato, in particolare dove c’erano commenti sul caso dell’anarchico Alfredo Cospito, recluso al 41bis. A lui ha risposto la Colosimo, dicendosi «meravigliata dall’attività di pm dell’onorevole Gubitosa». Accertare la verità sulla strage di via D’Amelio per la presidente «è più importante che fare la difesa d’ufficio di un convitato di pietra» come Scarpinato, saggiamente assente dall’aula (ma collegato) durante l’audizione, che frigna «contro di me accuse false e assurde». «No, è un fatto di una gravità senza precedenti usare il ruolo da parlamentare per pilotare i lavori di una Commissione e inquinare le prove di un’indagine», sottolinea invece il deputato Fdi Sara Kelany. «Deve dimettersi subito», taglia corto Maurizio Gasparri (Fi).

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