Sigfrido Ranucci non era affatto disinteressato al progetto politico dell’amico fraterno Valter Lavitola, colui che ha dato mandato di piazzargli una bomba sotto casa per sua stessa ammissione durante l’interrogatorio di garanzia. Era il 7 maggio del 2026, quindi ben sette mesi dopo l’attentato, quando il conduttore di Report invia al faccendiere uno screen del personaggio più influente della settimana che lo vedeva al quarto posto in una schiera di nomi a livello anche internazionale. Un elemento che secondo il Gip Iole Moricca denota come il conduttore continuasse «a manifestare un forte interesse per il progetto dell’amico». In vetta alla classifica c’era Donald Trump, al secondo Nicole Minetti (era all’apice della scena per la questione della grazia che le era stata concessa dal Presidente Mattarella) e subito prima di Ranucci c’era la premier Giorgia Meloni.
Insomma, Sigfrido in versione star internazionale. Ma c’è di più, perché tre giorni dopo, ovvero il 10 maggio, Lavitola parlava con Ranucci dei follower che l’amico aveva ottenuto sui social: «È possibile che hai 12 milioni di persone che ti seguono sui social?», chiedeva stupito. Una domanda a cui Ranucci risponde prontamente mandandogli addirittura un grafico che prendeva in considerazione il periodo che va dal 12 aprile al 9 maggio e che evidenziava «le visualizzazioni ottenute e le percentuali delle interazioni che erano visibilmente in aumento». Una condivisione costante e soprattutto di lunga data: era il 19 ottobre del 2024 quando Ranucci inviava la foto della classifica dei libri più venduti all’amico. In testa c’era il suo. Ora, come fa ancora Ranucci a sostenere che non avesse nessuna intenzione o velleità di diventare un personaggio appetibile per la politica? Se era davvero così distante dall’idea di diventare il futuro leader del campo largo e di tentare la scalata verso Palazzo Chigi, perché continuava a dare corda al faccendiere?
Le prime dichiarazioni di Ranucci sul punto sono del 9-10 luglio 2026, quando emerse pubblicamente il sondaggio che Lavitola stava preparando per testare una sua possibile candidatura politica. Al Corriere della Sera negò categoricamente di voler entrare in politica: «Balle. Non ho mai voluto». Alla domanda sul perché non avesse scoraggiato Lavitola dal preparare il sondaggio, rispose: «Lavitola non aveva bisogno che lo scoraggiassi. Sapeva bene che non mi sarei candidato». E quando gli venne chiesto perché allora Lavitola avesse portato avanti quell’iniziativa, Ranucci diede questa spiegazione: «Forse cercava di accreditarsi verso altri».
Beh, un punto di vista certamente interessante che, però, allo stato delle cose non trova dei riscontri oggettivi, tanto che lo stesso conduttore in più occasioni ha messo mano (o chiesto di farlo) all’amico, indicando i punti che andavano corretti.
Ed è centrale anche il momento in cui tutto ciò si è verificato: a indagini in corso, proprio quando la popolarità di Ranucci era all’apice in quanto vittima dell’azione dinamitarda, veniva messo a punto il progetto politico. Come emerge dall’ordinanza di custodia cautelare del gip del tribunale di Roma Iole Moricca il primo incontro relativo all’illustrazione del progetto era avvenuto a Roma il 12 marzo alla presenza di Lavitola. Dopo una serie di altri appuntamenti, sempre sul tema, l’ultima revisione del sondaggio è del 15 giugno, l’approvazione definitiva il 17 giugno, il pagamento dell’acconto il 26 giugno. Poi il 29 c’è una brevissima sospensione per «sovraesposizione del candidato», ma il progetto ripartirà nuovamente il 3 luglio, giorno prima della perquisizione avvenuta proprio perché Lavitola aveva pronti i bagagli per recarsi in Africa (senza che avesse acquistato il biglietto di ritorno, motivo per cui è stato necessario l’intervento delle forze dell’ordine). «Non vi è dubbio che le risultanze di cui si è dato conto rappresentino un formidabile movente per l’azione delittuosa posta in essere», scrive il gip che aggiunge come Lavitola inizi a muoversi concretamente «commissionando un sondaggio in cui coinvolge noti e stimati giornalisti, proprio qualche mese dopo l’azione delittuosa commessa in danno di Ranucci». La Moricca sottolinea anche come «lo stesso Ranucci condivida con soddisfazione con l’amico sondaggi o commenti che dimostrano il momento di rilevante popolarità che sta vivendo. Dunque è certo che l’atto dinamitardo subito da Ranucci ha rappresentato per l’ambizioso progetto perseguito da Lavitola un dato estremamente positivo e favorevole». Se, quindi, il progetto del faccendiere era chiaro, ed era stato esplicitato anche al conduttore di Report, è certo che quest’ultimo non abbia mai avuto nemmeno la volontà di chiedere a Valter se dietro la bomba ci fosse il suo zampino?
