L’impianto della Procura di Roma regge. Valter Lavitola, mandante reo confesso dell’attentato contro Sigfrido Ranucci, resta in carcere. Il Tribunale del Riesame rigetta l’istanza di scarcerazione avanzata dai legali del faccendiere. Punto chiave del verdetto è la conferma dell’aggravante del metodo mafioso. Mandante ed esecutori (Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone e Marika De Filippis) restano in carcere. Mentre per il sesto protagonista, il camerunense Clesio Gomes Tavares, la Procura ha avviato le procedure per chiederne l’estradizione dal Camerun. La conferma dell’aggravante mafiosa è un punto importante per il pm Edoardo De Santis e il Procuratore Francesco Lo Voi. Innanzitutto l’inchiesta resta a Roma e non passa alla Procura di Velletri. E soprattutto sono salve le misure cautelari.
Il quadro per la Procura è abbastanza chiaro. Valter Lavitola, amico di Ranucci, avrebbe pianificato un attentato contro Mr Report per aumentare la sua popolarità e sostenere una possibile discesa in politica. Avrebbe incaricato Clesio Gomes Tavares di predisporre il tutto. A piazzare materialmente la bomba sarebbero stati i 4 componenti della banda individuati da Tavares. Gli inquirenti continuano a nutrire dubbi sulla dinamica, soprattutto per comprendere chi abbia recuperato l’esplosivo. C’è poi l’altro grande interrogativo. Lavitola aveva ordinato o no di usare un ordigno? O, come lui sostiene, di limitarsi a sparare qualche colpo di pistola? Sullo sfondo ora due passaggi: l’interrogatorio della vittima Sigfrido Ranucci, fissato a fine mese, e l’appello in Cassazione dei legali di Lavitola: «Noi rispettiamo in pieno quelle che sono le decisioni della magistratura, anche se non le condividiamo assolutamente sia in fatto che in diritto. Ora attenderemo che siano depositate le motivazioni che arriveranno entro 45 giorni ma già oggi presenteremo ricorso in Cassazione, quindi per saltum, contro l’ordinanza del gip che ha rigettato la nostra richiesta sulla perdita di efficacia della custodia cautelare che riteniamo sia ampiamente fondata» riferiscono i legali Sergio e Arturo Cola. Non è stato ancora deciso se i magistrati ascolteranno Natalia Potenza, ex compagna di Lavitola e custode di tanti segreti. I periti incaricati dalla procura della Repubblica di Roma, di esaminare i dispositivi informatici di Valter Lavitola e degli altri quattro indagati, hanno quasi terminato la loro consulenza che verrà consegnata a breve ai pm. Il materiale salvato sugli smartphone e sui pc sequestrati è molto copioso, specialmente su uno dei telefoni sequestrati al faccendiere. Dalle chat, soprattutto tra Lavitola e Ranucci, potrebbero, infatti, arrivare spunti interessanti per l’indagine. E proprio su questo passaggio c’è un punto interrogativo che sarà necessario ricostruire anche grazie alla eventuale comparazione con il dispositivo del conduttore. Quanto materiale è sparito? Dalle prime informazioni che trapelano dalla Procura pare che vi siano buchi nelle conversazioni tra Ranucci e Lavitola. Buchi riferibili sia a prima dell’attentato che alle settimane successive al 16 ottobre. Per quale motivo sono stati selezionati solo alcuni periodi? Il lavoro dei tecnici informatici di recupero dei messaggi sarà un passaggio chiave.
